| Omelia (03-04-2011) |
| don Luca Orlando Russo |
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«Credo, Signore!» Benedetto XVI nel suo messaggio per la quaresima 2011 ha scritto: «... la Quaresima ci offre un percorso analogo al catecumenato, che per i cristiani della Chiesa antica, come pure per i catecumeni d'oggi, è una scuola insostituibile di fede e di vita cristiana: davvero essi vivono il Battesimo come un atto decisivo per tutta la loro esistenza». Le parole del Papa ben si accordano con il vangelo di questa domenica che tradizionalmente veniva usato nel cammino di formazione dei catecumeni che si preparavano a ricevere i sacramenti dell'iniziazione cristiana (battesimo, cresima ed eucaristia) nella Veglia pasquale. Il cieco nato, come ogni catecumeno, passa da una condizione di ignoranza della persona di Gesù alla professione di fede nel Figlio dell'uomo. La formula, infatti, Credo, Signore era quella che il catecumeno faceva sua nella notte di pasqua, manifestando così apertamente di essere passato dalla cecità alla luce, avendo egli accolto nella sua vita il Cristo, luce del mondo. Un passaggio graduale, come ci mostra il vangelo. Il cieco nato, infatti, prima proclama che Gesù è un uomo (v. 11), poi che è un profeta (v. 17) e, solo alla fine, professa la sua fede in Gesù chiamandolo Signore (v. 38). Il percorso che ha fatto il cieco è maturato in un contesto non facile, i guai per lui sono iniziati proprio da quando ha iniziato a vedere, ma in quelle prove egli ha compreso almeno tre cose. Primo, che Gesù non gli ha chiesto nulla in cambio: tutto quello che Gesù ha fatto lo ha fatto gratuitamente. Secondo, Gesù per occuparsi di lui si è messo nei guai, e qui possiamo immaginare che il cieco, uomo da marciapiede, esperto delle cose di questo mondo, pieno di senso pratico, vada con lo sguardo lontano e intraveda per Gesù una brutta fine. Terzo, che è la sintesi dei primi due, è che Gesù si è messo nei guai per lui, senza avere neppure la certezza che il cieco avrebbe accolto il suo dono. Senza la certezza che egli alla fontana ci sarebbe andato davvero; senza la certezza che egli poi sarebbe rimasto fedele al dono ricevuto; senza la certezza che egli non lo avrebbe rinnegato. Davvero, Gesù lo ha amato e a fondo perduto. Come avrebbe mai potuto rinnegarlo? Non è difficile, allora, concludere che quando il vangelo afferma che Cristo è la luce del mondo, fa riferimento al dono dell'amore gratuito, incondizionato, a fondo perduto e fino alla morte. Chi accoglie questo dono è nella luce e chi lo rifiuta, arroccato nella sua autosufficienza, è nelle tenebre. Buona domenica e buona settimana! |