Omelia (03-04-2011)
CPM-ITALIA Centri di Preparazione al Matrimonio (coppie - famiglie)


Le letture di questa quarta domenica di quaresima ci propongono il tema del "vedere" e della luce.

Nella prima lettura troviamo Samuele che incaricato da Dio di ungere il nuovo re di Israele, usa i suoi criteri terreni per identificarlo, basato sulle apparenze, ma il Signore gli ricorda che i suoi criteri sono diversi, egli guarda al cuore. Anche a noi è chiesto di utilizzare questo tipo di sguardo, di profondità, quando ci rapportiamo con le persone che ci sono più care, come ad esempio il proprio coniuge o i figli, per poter cogliere quello che Dio coglie in loro. Questo sguardo non è tanto per scoprire com'è fatto l'altro, ma per vedere in lui le sue potenzialità, il suo significato più profondo, il progetto di Dio che si cela nella sua presenza e nel rapporto che noi abbiamo con lui.

Davide smetterà d'essere pastore di pecore e diventerà pastore d'Israele. A questo proposito il Sal 22 ci ricorda che il Messia che deve venire (Gesù) è il vero Pastore che cammina a fianco dell'uomo per guidarlo nei cammini oscuri, è colui che ci guida quando ci troviamo in assenza di luce e il nostro procedere è traballante. È il pastore che non abbandona il suo gregge nelle strette gole oscure, ma lo conduce a fonti tranquille; è un pastore che rende viva e presente la bontà e la misericordia di Dio.

Nella seconda lettura, tratta dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini, troviamo il tema della luce: "un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore". Quando Dio interviene nella vita dell'uomo e si manifesta con il suo amore, quando l'uomo accoglie questa rivelazione in fondo al suo cuore, prende forma una nuova realtà, una nuova esperienza di Dio, che lo fa uscire dalla tenebra, nella quale è incapace di vedere e di amare, e lo riveste di luce. Chi è investito da questa luce non può rimanere come prima, ma è chiamato a dare frutti di "bontà, giustizia e verità". E' un invito che Paolo ci fa: fare luce nella nostra vita per individuare ciò che è tenebra e rimuoverlo (tema tipico della quaresima). Cercate ciò che è gradito al Signore: questa semplice affermazione di san Paolo espone in sintesi l'atteggiamento del cristiano; per noi è rimuovere tutto ciò che nella vita di coppia provoca ombra, delusione, malumore, per far nascere la gioia dell'amore. Il criterio di una vita cristiana non può essere altro che quello di tentare di piacere a Dio. Si tratta di una conseguenza logica dell'amore.

Il cieco dalla nascita, che troviamo nel vangelo di san Giovanni, passa dall'oscurità alla luce per opera dell'amore di Cristo.

Nella vicenda troviamo un itinerario alla fede, cioè della progressiva scoperta di Gesù da parte del cieco nato; Gesù diventa prima un "profeta", poi "uno che viene da Dio" ed infine "il Signore".

Però dopo il dono della vista l'uomo guarito è lasciato solo; anche il cristiano che "apre gli occhi" mette in crisi i tranquilli atteggiamenti di conservazione egoistica e incontra incomprensioni, perché vede un mondo pieno di problemi nella giustizia, nella solidarietà. Il gesto di Gesù si scontra con l'ottusità e la cecità degli uomini, la presunzione, l'arroganza e la supponenza dei farisei non permette d'accettare la verità dell'uomo guarito: chi pensa di vedere è il vero cieco che "non sa dove sta andando, perché il buio gli impedisce di vedere".

Questo stupendo brano di Giovanni parla di noi e non degli altri, perché pure noi siamo come i farisei che si sentono a "dieci decimi" e invece siamo accecati dalla presunzione di vedere, di sapere, di capire... Chi sostiene di vederci bene, diventa cieco, ottenebrato dalla propria superbia e stoltezza; chi invece si sente cieco e bisognoso di essere guarito diventa credente, lasciandosi illuminare dalla grazia della fede. Ci sono qui due "ottiche", quella che parte dal mondo e quella che parte da Gesù, che si contrappongono come un abisso sempre più profondo: èimportante allora essere capaci di esaminare i nostri criteri di giudizio e riconoscerne i limiti e i punti deboli.

Solo la fede-amore è capace di uno sguardo nuovo e la fede è una maniera nuova di vedere e vivere la nostra vita. Quando due persone si amano l'uno arriva a vedere con gli occhi dell'altra, allargando i reciproci orizzonti e cogliendo la novità e la profondità di un progetto che travolge la vita. I farisei, fissi nella loro presunzione, non sapevano amare, e noi da che parte stiamo?


Per la riflessione di coppia e di famiglia:

Siamo forse ciechi anche noi? In questo itinerario quaresimale questo fatto, quale riflessione provoca sui nostri comportamenti, sul nostro modo di pensare?

Cosa vuol dire per noi "comportarsi da figli della luce" e "portare i frutti della luce"?