Omelia (03-04-2011)
Gaetano Salvati
Apri, o Signore, i nostri occhi alla tua luce

San Giovanni narra che Gesù, mentre camminava per le vie di Gerusalemme con i suoi discepoli (v.1), vide un uomo cieco dalla nascita. Il Salvatore, sputando per terra, fece del fango che spalmò sugli occhi del cieco (v.6). Dopo essersi sciacquato, l'uomo si accorse che vedeva (v.7) e cominciò a testimoniare l'intervento di Gesù. Quella dell'ex cieco, però, non è ancora una vera professione di fede, ma una constatazione dei fatti: prima era il buio, ora c'è Luce. I farisei, tuttavia, posti al cospetto di "quello che era stato cieco" (v.13), affermarono che fingeva di essere cieco, oppure, forse per paura che Gesù fosse veramente il Messia, interpretarono in modo distorto la Legge dell'Antico Testamento riguardo il riposo del sabato; dicevano: "quest'uomo - cioè Cristo - non proviene da Dio perché non osserva il sabato" (v.16); infatti era un sabato il giorno in cui il Signore operò il segno della guarigione sul cieco. Ma l'accusa dei farisei era inconsistente perché lo stesso Gesù, in un'altra occasione, ribadisce che "il sabato è per l'uomo non l'uomo per il sabato", vale a dire, un'opera buona è sempre raccomandata.
L'evangelista, a questo punto, mette in risalto la differenza tra i farisei e Gesù: i primi emarginano l'ex cieco (v.34), mentre Gesù di Nazaret va incontro al reietto (v.35), lo aiuta a credere, gli mostra che la Luce è Lui stesso (v.37). L'uomo vede e crede che Gesù è veramente il Salvatore del mondo. Solamente ora l'uomo guarito è in grado di emettere una delle più belle professioni di fede del Nuovo Testamento: "io credo, Signore", (v.38). Quest'uomo crede perché vede.
Il dono della vista è il dono della fede. Per San Giovanni, il cieco sono gli uomini che, umilmente, si mettono alla ricerca della Luce. Ma, un cieco non potrà mai scorgere la luce. Allora, il Signore della vita interviene e dona la vista, cioè la possibilità di vedere il Figlio dell'uomo (v.37). Questa è la concessione gratuita della fede: per mezzo di essa, noi cristiani riusciamo a riconoscere, nei gesti quotidiani dell'esistenza, la presenza di Dio.
Cari fratelli, rimaniamo semplici: non dobbiamo vivere come i farisei che pur vedendo con gli occhi, erano accecati dalla superbia. Non lasciamoci abbagliare dalle luci del mondo che distolgono il nostro sguardo dalla Luce vera, quella che illumina le tenebre. Avanziamo nella fede: solo in questo modo contempleremo la presenza luminosa del nostro Redentore e, come dice San Paolo nella Lettera agli Efesini, saremo "figli della luce" (v.8).