Omelia (27-03-2011)
don Alberto Brignoli
Se tu conoscessi il dono di Dio…

In questi primi giorni di primavera, il tepore del sole che inizia a liberarsi dalla prigionia dell'inverno ci fa uscire in strada con maggior fiducia, meno timorosi di beccarci qualche malanno. E così, come lucertole che escono dalla siepe, riempiamo le piste ciclabili dei nostri paesi, percorriamo i viali delle nostre città, ci gustiamo la bellezza dei nostri giardini e dei parchi pubblici, cominciamo a fare quattro passi sui sentieri di montagna liberi dalla neve... e il sole ci riscalda e ci ridona la gioia di vivere. Intanto ci godiamo questi momenti, perché poi l'inverno può dare il suo classico "colpo di coda" alla primavera; ma soprattutto perché, in questa terra che sembra aver smarrito la gradualità delle quattro stagioni, presto arriverà il caldo e l'arsura dell'estate, che ci faranno rimpiangere le fresche temperature di queste mattinate di fine marzo.
Quando il sole dell'estate, in pieno giorno, arde a picco senza lasciare ombre, ci si sente venire meno: nemmeno bere in continuazione pare servire a qualcosa. Eppure, grazie a Dio e alle molte montagne della nostra penisola, a noi l'acqua non è mai mancata: forse anche per quello la nostra primavera è verde, pitturata dai mille toni della natura.
Ma in moltissimi, oserei dire troppi paesi della terra, l'acqua rimane un sogno: e poter ricevere da qualcuno un bicchiere d'acqua quando gli si dice "Dammi da bere" può risultare molto faticoso, quasi un miracolo. Non per niente, molte imprese e uomini d'affari di varie parti del mondo hanno compreso che quello dell'acqua è il business del secolo, e dietro l'apparente difesa di territori forestali sotto minaccia, come l'Amazzonia, hanno acquistato e recintato migliaia di ettari di foresta pluviale - spesso cacciando o sterminando le popolazioni indigene legittime e naturali proprietarie - per "salvaguardare" l'acqua dolce presente, molto utile a fare bevande con le bollicine vendute in tutto il mondo con lo stesso marchio, perché tutti noi possiamo "spegnere la nostra sete" ed "essere protagonisti" grazie a una bevanda che "ti dà di più". Già, dà di più a chi già possiede: ma a chi è carente anche solo della minima dose di acqua quotidiana per sopravvivere (e stiamo parlando di oltre un miliardo di persone) nessuno pensa. E così nascono i conflitti: per un bicchiere di acqua negato, indicatore minimo di pessime relazioni tra diversi popoli della terra, uomini e donne di ogni parte della terra continuano a darsi battaglia.
Stava per accadere la stessa cosa tra un uomo giudeo e una donna di Samaria, a Sicar, molti anni fa, ai bordi di un pozzo in mezzo al deserto. Un uomo giudeo, stanco per il viaggio, nell'ora più calda del giorno, va a cercare acqua in un pozzo, ma è talmente vuoto e profondo da raggiungere che ha bisogno dell'aiuto di una donna sopraggiunta ad attingere acqua in quello stesso istante. Che orario strano... le donne di Samaria uscivano di buon mattino ad attingere l'acqua, perché di giorno al pozzo solo gli uomini potevano radunarsi per le loro discussioni, decisamente vietate alle donne.
Ma quella donna è un tipo tosto: talmente tosto che nega un bicchiere d'acqua all'uomo giudeo solo per il fatto di essere giudeo. E se non ne scoppia una lite è solo perché per lei la battaglia è persa sin dal'inizio: l'uomo giudeo non è un uomo qualsiasi, ha qualcosa di particolare, ha la faccia da profeta, parla in maniera affascinante, affascina chiunque lo guardi. E lei di fascino maschile ne sa qualcosa... cinque mariti più uno attuale di scorta... uno ancora e sono sette, il numero perfetto! Che sia questo il "settimo uomo", quello giusto, quello "della sua vita"? Magari ci ha pure pensato, o magari no: ma se l'ha fatto, ha fatto bene, perché quest'uomo, il "settimo, la vita gliela cambia veramente.
E pensare che lei non voleva dargli da bere! E perché mai, a un giudeo? Che cosa pretendono questi giudei del Sud della Palestina? Che siamo caritatevoli con loro quando pretendono di dominare noi samaritani, di imporci le loro leggi, le loro tradizioni, il loro governo e il loro stesso culto? A noi samaritani, popolo del Nord così indipendente e sovrano da secoli? Ma che vada a procurarsi un secchio anche lui come tutti gli altri, lazzarone!
Ma questo giudeo (che tra l'altro è galileo... ma per la donna è la stessa cosa, quando uno non è samaritano è comunque un giudeo, uno del Sud...) pare essere più "tosto" di lei: "Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti chiede da bere...".
Eccoci: un altro di quelli del "Lei non sai chi sono io!"... ma figuriamoci se questo è più grande del nostro padre Giacobbe che con la sua grande spiritualità e la sua alta caratura morale è riuscito ad aprire questo pozzo nel deserto! Ma mettiamolo alla prova: se è veramente così grande come dice di essere, che mi dia quest'acqua miracolosa (e con cosa la attinge?), così la smetto ogni giorno di venire a prendere l'acqua al pozzo!
E il giudeo (o galileo che sia, fa lo stesso) me la butta sul personale: mi chiede di andare a chiamare mio marito! Ingenuo: crede di sapere tutto lui e per questo vuole parlare con l'uomo di casa, come se con me stesse perdendo tempo! Ma si vede chiaramente che questo non sa nulla della mia vita: io non ho marito, e se fosse un profeta l'avrebbe già capito... Beh, a dire il vero l'ha capito sì: sa dei miei cinque mariti e del compagno attuale... dev'essere davvero uno di quelli "giusti"!
E allora vado al sodo della questione: che mi dica chiaramente qual è il vero Dio e cosa significa credere. È proprio necessario credere secondo i canoni della religione giudaica oppure c'è anche un modo diverso di professare la propria fede? Essere credenti significa rientrare nei "cliché" predeterminati di una dottrina, oppure Dio lo possiamo incontrare in altre forme e per altri cammini? In buona sostanza: dove trovo Dio?
Il segreto sta tutto nelle parole del giudeo della Galilea: "Se tu conoscessi il dono di Dio...".
Se tu conoscessi il dono di Dio, non negheresti un bicchiere d'acqua a nessuno, nemmeno al peggior straniero.
Se tu conoscessi il dono di Dio, non faresti inutili distinzioni di razza, di religione, di sesso o di condizione sociale. Se tu conoscessi il dono di Dio, non staresti a guardare se la sua Parola ti viene annunciata da uno grande come il tuo padre Giacobbe o da uno sconosciuto, di Galilea o di Giudea che sia. Se tu conoscessi il dono di Dio, non gli lanceresti la sfida di estrarre acqua dal deserto.
Se tu conoscessi il dono di Dio, non perderesti il tempo di tutta una vita a rincorrere un amore dopo l'altro senza mai trovare la tua identità. Se tu conoscessi il dono di Dio, non ti chiederesti qual è la chiesa più adatta per partecipare alla messa o per pregare meglio.
Se tu, donna di Samaria, uomo di Palestina, uomo e donna di ogni angolo della terra e di ogni frammento della storia, sapessi quale dono ti fa Dio incontrandoti e perdendo del tempo a parlare con te, non ti chiederesti più "dov'è Dio", ma lasceresti la brocca delle tue sicurezze, quella che ti assicura l'acqua di ogni giorno, e correresti ad annunciarlo ai tuoi fratelli.
Magari con l'incertezza di chi ha ancora qualche dubbio se Egli sia davvero il Messia, ma di certo con la gioia nel cuore di chi ha scoperto un'acqua viva che toglie la sete.
Allora capirai che Lui aveva sete e ti chiedeva da bere, ma alla fine sarai tu a dissetarti dalla sua fonte.