Omelia (27-03-2011)
don Luca Orlando Russo
«Dammi da bere»

Il vangelo di questa terza domenica di quaresima ha il suo centro nell'incontro tra la donna samaritana e Gesù. Dal racconto emerge una donna che è una "poco di buono" e soprattutto in conflitto con la sua gente, al punto che va ad attingere acqua al pozzo in un'ora così insolita per una massaia. È questo il segno che ella non ha alcuna intenzione di coltivare quella forma classica della socialità femminile, che è l'incontro al pozzo. Ma allora ci domandiamo: come, con quali intenzioni e con quale stato d'animo avrà la samaritana raccontato ai suoi concittadini (quelli con i quali non va d'accordo) l'esperienza dell'incontro vissuto con Gesù?
La eccezionalità della comunicazione di questa donna sta tutta nel fatto che essa, contraddice il conflitto vigente - dato il suo genere di vita ed i suoi costumi - fra lei e la popolazione della città. Tale comunicazione, maturata nel corso di un incontro tanto diverso dal solito da risultare sconvolgente, non ha altra spiegazione possibile che il comportamento di Gesù, meglio l'accoglienza da lui usata alla samaritana.
La conversazione fra la donna e Gesù è, stando alle regole sociali del tempo, una conversazione "scabrosa", perché: 1) uno dei due interlocutori è una donna, 2) per di più samaritana, 3) che osa prendere tale iniziativa in un luogo pubblico (di qui l'importanza dell'assenza di testimoni), 4) nei confronti di uno sconosciuto, 5) straniero, 6) per di più giudeo. Gesù, invece di tacere indignato o di redarguire la donna, le risponde, le da corda. Il discorso di Gesù sull'acqua sicuramente viene frainteso dalla donna, ma ciò che si aspetta che quest'uomo ad un certo punto dica o faccia non accade, anzi Gesù fa delicatamente la verità del cuore e della vita della samaritana. Una vita fatta di illusioni, di delusioni, di frustrazioni, di insicurezza, di solitudine, di cinismo, di disperazione.
Dopo tante esperienze negative, questa donna non crede più nell'amore. Questo sconosciuto lo sa. E la guarda come nessuno l'ha mai guardata, la comprende, l'accoglie così com'è, senza rimproverarla, ne giudicarla, ne condannarla e le offre una speranza.
La donne corre in città, a raccontare al suo compagno e a chiunque le si para davanti, che l'amore vero esiste, e lei, proprio lei, quella poco di buono che tutti conoscono e disprezzano, proprio lei lo ha incontrato. Non perché lo abbia cercato, ma perché lui le è venuto incontro. Ed è lì, ad aspettare, al pozzo di Giacobbe. L'incontro con lui sarà motivo di festa per tutti e, se lo vogliamo, lo sarà anche per noi.