Omelia (27-03-2011)
Omelie.org (bambini)


Per fare la riflessione sul Vangelo di oggi mi sono avvicinata, con il cuore, alla donna samaritana di cui ci parla l'evangelista Giovanni e mi sono messa in ascolto... Provate ad ascoltare anche voi.
"Sono una donna samaritana, abito a Sicar e vado a prendere l'acqua al pozzo nel terreno che Giacobbe diede in eredità a suo figlio Giuseppe. L'acqua, soprattutto per noi che abitiamo in un paese così caldo, è fonte di vita, e il compito di attingere l'acqua al pozzo è di noi donne. Io, però, non ci vado al mattino presto quando è un po' più fresco come fanno le altre, no... io ci vado verso mezzogiorno: sotto il sole di quell'ora c'è un caldo incredibile, ma almeno non trovo nessuno che, con i suoi commenti nascosti o palesi, mi giudica. Sanno tutti, infatti, che la mia è una storia difficile, un'esistenza travagliata, problematica... Mi sento molto sola, ho bisogno di qualcosa che riempia la mia vita, che le dia un senso, ma non trovo niente. Ah... dimenticavo di dirvi che noi samaritani non siamo ben visti dai giudei, siamo ritenuti una razza inferiore, non preghiamo nemmeno nello stesso tempio... il nostro tempio non è a Gerusalemme come il loro, ma è sul monte Garizim. Quel giorno, un giorno caldissimo e umido come tanti altri, al pozzo trovai lì seduto un uomo stanco, sudato: era un giudeo che, al mio arrivo, mi chiese da bere. Sapevo che dare acqua, cosa scarsa e quindi preziosa, era segno di solidarietà, ma era un giudeo e la chiedeva a me che ero una donna e per di più samaritana! E comunque poteva anche prendersela visto che aveva più forza di me! Però, a dire la verità, questa richiesta mi piacque perché si era presentato a me come un uomo bisognoso e aveva riconosciuto che solo io potevo dargli qualcosa di indispensabile. Ero comunque sbalordita dal fatto che avesse rivolto la parola proprio a me... era infatti una cosa inconcepibile visti i rapporti tra giudei e samaritani, eppure... Quell'uomo doveva proprio essere un giudeo "speciale". Chiesi spiegazione su questo suo modo di comportarsi al di fuori delle regole e lui mi rispose: " Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere", tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva". Io, sinceramente, non capivo quello che voleva dire quel signore e mi meravigliai un bel po'. Conoscevo solo l'acqua del pozzo e per di più lui non aveva nessun recipiente per darmi quell'acqua viva di cui mi aveva detto! Per me tutto quello che si poteva avere dalla vita lo si poteva ottenere con la fatica: non conoscevo la gratuità di Dio, non conoscevo l'amore di Dio. Pure scettica, non volevo però chiudere il discorso e così gli risposi: " Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?". Quell'uomo rispose: "Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell'acqua che gli io darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna". Come? Giacobbe non ci aveva fatto un grandissimo dono lasciandoci questo pozzo? Però quell'acqua di cui mi parlava quell'uomo mi sembrava una cosa grande e avrei fatto di tutto pur di averla. Gli dissi allora:"Signore, dammi quest'acqua". Lui mi guardò e cominciò a parlarmi: in quel momento sentii qualcosa colpirmi dentro perché quello straniero mi stava dicendo tutto del mio passato e del mio presente... conosceva tutto!!! Non era venuto al pozzo perché era assetato, ma perché aspettava me. Quell'incontro così profondo con Gesù mi riempì il cuore di quell'amore che avevo tanto cercato e mai trovato. Capii che il nostro tempio non è né sul monte Garizim né a Gerusalemme.... il nostro tempio è Gesù. Capii che solo Lui è la porta attraverso la quale si arriva al Padre. Dopo questa proposta di vita nuova, dimenticai sul pozzo l'anfora, unico mezzo per raccogliere la "mia" acqua e, cosciente di aver ricevuto l'acqua che disseta per sempre, corsi al paese dicendo di aver visto un uomo che mi aveva raccontato tutto quello che avevo fatto nella mia vita. Era questo un segno che mi aveva fatto aprire gli occhi. Dovevo assolutamente essere missionaria di quell'amore che io avevo ricevuto e lo feci senza più temere il giudizio della gente. Ciò che fino a poco prima era stato motivo di vergogna, ora era per me motivo di speranza: al pozzo io non ero stata giudicata, ma compresa e amata. I miei compaesani credettero alle mie parole, vennero e chiesero a Gesù di fermarsi con loro qualche giorno. Poi mi dissero: "Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo".
Ma cosa sarà questa acqua viva? Voi bambini sapete bene l'importanza dell'acqua per la nostra vita, non dell'acqua stagnante, morta, paludosa... a noi serve un'acqua pulita, fresca, un'acqua che zampilla, che scorre, che disseta, che porta energia, pulizia, gioia! Una sorgente, un fiume, il mare! Il nostro corpo è formato per circa il 70% di acqua: l'acqua è davvero vita! E allora di quale altra acqua che già non abbiamo parla Gesù?
Gesù parla dell'acqua viva segno dello Spirito di Dio. E lo Spirito di Dio è Spirito di Amore. Dunque è l'amore che Gesù vuole donarci a piene mani quando parla di questa acqua viva! Pensate un po': un Dio che non vede l'ora di donare amore ai suoi figli!!! Certo che quest'acqua viva dobbiamo desiderarla e accoglierla e, quando ne saremo pieni, saremo in grado di fare come la sorgente: zampilleremo amore, vita, freschezza, gioia! E' questo che Dio vuole da noi perché ci vuole come Lui.
La samaritana del pozzo possiamo essere tutti noi con tutte le nostre cose che ci preoccupano, con la nostra fretta, con tutti i nostri impegni a volti eccessivi, col nostro bisogno di essere amati. Pensateci un attimo: sono certa che tutti voi desiderate che mamma, papà e tutte le persone che conoscete vi vogliano bene, perché l'amore è la cosa che tutti cercano! E' per te, per te, per te... che Gesù è seduto sul pozzo sotto il sole di mezzogiorno che gli scotta la pelle: è lì che ti aspetta per volerti bene. Naturalmente, noi non abbiamo il pozzo di Giacobbe! Il nostro pozzo è dovunque ci troviamo: in ogni momento della giornata Gesù è vicino a noi che ci dona la sua acqua viva, il suo amore, e ci invita a nostra volta a darlo a tutti, più che con le parole, con la nostra vita.
Un giorno san Francesco, uscendo dal convento, incontrò frate Ginepro. Era un frate semplice e buono e san Francesco gli voleva molto bene. Gli disse:"Frate Ginepro, vieni, andiamo a predicare". Ginepro rispose:" Padre mio, sai che io ho poca istruzione. Come potrei parlare alla gente?". Ma poiché san Francesco insisteva, frate Ginepro acconsentì. Girarono per tutta la città pregando in silenzio per tutti coloro che lavoravano nelle botteghe e negli orti. Sorrisero ai bambini, specialmente a quelli più poveri. Scambiarono qualche parola con gli anziani. Accarezzarono i malati. Aiutarono una donna a portare un pesante recipiente pieno d'acqua. Dopo avere attraversato più volte tutta la città, san Francesco disse:"Frate Ginepro, è ora di tornare al convento". "E la nostra predica?" disse Ginepro. "L'abbiamo fatta... L'abbiamo fatta!" rispose sorridendo il Santo.

Commento a cura di Maria Teresa Visonà