| Omelia (20-03-2011) |
| Casa di Preghiera San Biagio FMA |
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Dalla Parola del giorno Ed ecco una voce dalla nube che diceva: "Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo!" Come vivere questa Parola? È molto bello trovare, lungo il cammino quaresimale, mentre facciamo i conti con la nostra umanità fragile ferita e talora persino disconnessa da Dio, questo meraviglioso squarcio di luce folgorante come è la trasfigurazione del Signore Gesù, la sua sosta sul Monte Tabor. La liturgia ci sta facendo ripercorrere il viaggio di Gesù verso Gerusalemme; e così, nel bel mezzo di questo viaggio che porta con sé gli anticipi della passione, ecco una sosta consolante e confortante! Una sosta contemplativa per ricordarci che ogni conversione se non diventa trasfigurazione può rimanere solo nel gioco di un perfezionismo freddo e autofrustrante: scoprirsi amati, meglio ancora "l'amato" produce dentro un'energia potente di gioia umile e riconoscente. Diventa chiaro allora, anche per me oggi, quanto San Paolo dice a Timoteo nella seconda lettura: "... ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia". E quale è questa vocazione santa? Semplice: risorgere, vivere da risorti! Luminosi e trasfigurati. Nessuna colpa, nessuna debolezza, nessuna fragilità potrà mai cancellare questa chiamata santa. Oggi, nel mio rientro al cuore, lascio che il mistero della Trasfigurazione del Signore mi consoli, mi dia coraggio e mi aiuti a dimorare dentro la grande consapevolezza della risurrezione. Irradia sul nostro volto, Signore, la luce di Gesù trasfigurato e risorto perché anche la nostra vita diventi caparra di risurrezione. La voce di un mistico La Trasfigurazione finisce per diventare una festa prediletta, esprime esattamente ciò che io mi aspetto più ardentemente in Cristo: che la beata metamorfosi di tutto si compia in noi e ai nostri occhi. Teilhard de Chardin |