Omelia (13-03-2011)
don Luca Orlando Russo
«Vattene, satana!»

Il vangelo di questa prima domenica di quaresima riassume due temi che la prima e la seconda lettura presentano in maniera separata: la fragilità dell'uomo, occasionata dall'improvvisa apparizione sullo scenario dell'Eden di un suo misterioso quanto infido consigliere, e la forza del nuovo Adamo che respinge, senza compromessi, la tentazione.
L'evangelista Matteo inserisce anche questo episodio nella cornice dell'Esodo richiamando alla memoria dei suoi ascoltatori le vicende del popolo che, nel suo camminare verso la terra promessa, più volte cade sotto la tentazione. Gesù, nella rilettura del primo evangelista, spinto nel deserto dallo Spirito, resiste alla tentazione, uscendone vittorioso. Le armi che adotta sono quelle della Parola di Dio, della fede e della verità. Nella tre tentazioni, infatti, Gesù ricorda che prima del pane c'è la parola di Dio, che la fede è obbedienza e non uno strumento per ricattare Dio e, infine, che solo Dio è l'Assoluto a cui si deve la nostra adorazione.
L'episodio dei quaranta giorni trascorsi nel deserto sotto il fuoco dell'Avversario che, profittando della fragilità della condizione umana, tenta di mettere l'uomo contro Dio è un monito molto forte, in questo tempo di quaresima, per non dimenticare che la nostra vita è continuamente insidiata dal male. A volte anche certa teologia vorrebbe dimenticare o ridicolizzare l'incidenza che il male ha sulle nostre scelte personali e sociali. Ci sono vere e proprie strutture di peccato che continuano a minare la nostra libertà, a condizionarla in funzione della morte, allontanandoci da ciò che può realizzare la nostra vita.
Non va mai dimenticato che la lontananza da Dio è pericolosa e che questa nostra esistenza potrebbe anche concludersi con la scelta definitiva di trovarci contro Dio. L'inferno resta una tragica possibilità a cui si candida chi ogni giorno rifiuta sistematicamente l'amore per scegliere di privilegiare il pane dimenticandosi della parola di Dio o di strumentalizzare la fede o, infine, di vendere la propria anima al diavolo.
Gesù, respingendo Satana, ha rifiutato la tentazione di un messianismo popolare, tutto proiettato verso un'era di prodigi strepitosi e di miracoli portatori di una grande abbondanza di beni materiali (Mt 14,14), ha categoricamente ricusato un'interpretazione della Scrittura intellettuale e distante dalla fede e ha, da ultimo, tracciato un cammino per il Messia che si concluderà con una sconfitta agli occhi degli uomini. Il Messianismo che Gesù fa suo è quello di chi, con ferma decisione, riafferma la superiorità dell'amore sulla logica della ricchezza, del potere e dell'autosufficienza. La strada è tracciata ora si può iniziare!
Buona domenica e buona settimana!