Omelia (13-02-2011)
don Alberto Brignoli
Una religione del "sì"

Ma chi l'ha mai detto che la nostra religione cristiana è una religione di divieti, di rinunce, di negazioni, di "No" detti e promulgati in maniera indiscriminata? Chi ha detto che la nostra morale è fatta di affermazioni del tipo "non dire", "non fare", "non toccare", "non pensare"?
Se c'è qualcuno che pensa questo, beh: si sta sbagliando di grosso. O quanto meno ha lasciato che le lancette del tempo si fermassero all'Antico Testamento, alle Tavole della Legge di Mosè, a quei Dieci Comandamenti imparati a memoria al catechismo che arricchiscono il bagaglio culturale del credente ma non sono assolutamente sufficienti a creare la struttura dell'agire morale, comportamentale, etico del cristiano.
Sono una gran cosa: ma non bastano. Hanno bisogno di qualcosa in più, di un "plusvalore", di qualcosa (anzi, diciamo pure "di Qualcuno") che non li abolisca ma che li porti a pieno compimento. Qualcuno che ci aiuti a dire un po' di più "Sì" di fronte alla vita e alla fede e un po' di meno "No" quando la gente che incontriamo ha sete di avvicinarsi a Dio.
Dio non è mai stato un Dio del "No", se non di fronte al peccato e alla Morte (ma mai al mortale peccatore). Dio è un Dio della libertà, un Dio della fiducia, come lo chiama oggi Siracide, un Dio di cui fidarci perché è lui per primo che si fida talmente dell'uomo da non dovergli dire "Fai questo" o "Fai quest'altro", ma da mettergli davanti fuoco e acqua, perché dove l'uomo vuole tenda la sua mano. "Davanti agli uomini stanno la vita e la morte, il bene e il male: a ognuno sarò dato ciò che a lui piacerà".
Il nostro Dio, quindi, non può essere il Dio delle negazioni, ma della libertà, e quindi delle affermazioni positive: ci lascia liberi di incamminarci verso il bene oppure verso il male, avvertendoci comunque che la via del male non porta assolutamente a nulla. Nemmeno la via delle negazioni porta a nulla. Nemmeno una morale fatta di divieti non dice più assolutamente nulla. Stabilire il nostro rapporto con Dio su dei "no" e dei "sì" significa essere "vecchi" dentro, privi di vita, "antichi".
Agli "antichi", infatti, veniva detto "non uccidere": ma a chi è nuovo dentro perché pieno dello spirito di Cristo viene detto di amare la vita fino in fondo, di rispettarla, non solo fisicamente, ma anche nella sua integrità di spirito, nella sua dignità. È inutile rispettare il divieto di non uccidere se poi si distrugge una persona offendendola nella propria dignità. Credere nella vita è ben di più di evitare di uccidere. Significa dare all'altro una dignità, essere convinti che l'altro non è uno "stupido" o un "pazzo", solo perché diverso da noi. "Non uccidere" significa innanzitutto essere in pace con il fratello; non significa solo "non farsi la guerra", significa riconciliarsi con lui qualora ci sia stato qualche motivo di incomprensione. E sulla riconciliazione non bisogna essere "leggeri", "faciloni": è un atteggiamento fondamentale, tanto fondamentale che è prioritario pure rispetto all'andare a messa o al partecipare ai sacramenti, perché "se presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che il tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare e và prima a riconciliarti con il tuo fratello".
Gli "antichi" risolvevano le cose correndo dal giudice per ogni stupidaggine: ma se sei "nuovo" dentro sai che è molto più facile (e più economico...) entrare in dialogo con il tuo fratello e accordarti con lui, creando così una cultura di pace che rinunci alla violenza e alla repressione.
Agli "antichi" veniva detto "Non commetterai adulterio": ma chi è nuovo dentro sa che si può fare molto di più. Sa che si deve amare la persona del cuore con occhi limpidi, con sincerità, anche se un giorno la sua bellezza, il suo carattere, il suo fascino non fossero più gli stessi o fossero meno di quelli di altre persone che passano davanti ai nostri occhi (non sempre in maniera limpida) durante la giornata. Amare sinceramente non è solo questione di "non tradire" la persona amata: è di avere la convinzione che non c'è nessun'altro come lei o come lui, che nessuno come lei o come lui merita attenzione e amore. E non si tratta di tutelarsi con "certificati", o "atti di ripudio"; non si tratta di trovare il modo di "regolamentare" tra i due, se dovesse essere necessario, il momento in cui l'amore viene meno e non c'è più: Cristo chiede molto di più, chiede di fare in modo che nella vita questo momento non arrivi mai, chiede di avere uno spirito di "eternità" in tutto quello che facciamo, chiede di amare come lui ha amato.
Agli "antichi" fu detto "Non giurare il falso". Ma l'uomo nuovo non sa che farsene di un giuramento, falso o vero che esso sia, perché a lui basta essere uomo vero, e dall'uomo vero nascono solo parole vere, parole giuste, parole che non hanno bisogno di essere ratificate da affermazioni sensazionalistiche o da promesse impossibili da mantenere. Quando è "sì", è "sì"; quando è "no", è "no". Punto! Tutte le parole dette in più servono solo a confondere, a dividere: ed è ciò che vuole il Maligno, l'Avversario, colui che in ogni situazione rema contro Dio.
Che bello poter respirare dentro una religione positiva, che non guarda ai divieti e alle negazioni, ma che va allo spirito ben più profondo delle cose!
Confrontandoci, in questi giorni a Bogotà, con tanti altri sacerdoti missionari europei che lavorano nella Chiesa Latinoamericana, dalle loro esperienze si sente in continuazione questo respiro. Un respiro di "positività" nel vivere la fede; una voglia di vivere la fede in maniera "attiva", senza preoccuparsi di dire dei "no" alla gente perché non del tutto preparata culturalmente, perché "irregolare" matrimonialmente, perché "ignorante" sulle cose di Dio (se sono "ignoranti" vorrà pure dire che noi che dovevamo insegnare non l'abbiamo fatto...).
A questa gente, e a moltissima altra nel mondo, ci pensa già la vita a dire dei "no". "No" quando chiede una casa da abitare o un pezzo di terra da coltivare; "No" quando chiede lavoro o comunque soldi guadagnati onestamente; "No" quando chiede istruzione e salute; "No" quando chiede rispetto dei propri diritti e partecipazione nelle decisioni da prendere per il bene comune; "No" quando chiede solamente di vivere con dignità e di poter camminare per le strade di una grande città con tranquillità.
Troppi "No", detti a questa gente. Iniziamo noi, in nome del Vangelo, a dire dei "Sì", e a far capire ad ogni persona che una religione non è fatta per allontanare da Dio, ma per legare a lui con vincoli di amore.
Queste cose "Dio le ha preparate per coloro che lo amano; e a noi le ha rivelate per mezzo del suo Spirito", non di certo per mezzo di leggi e divieti.