| Omelia (13-02-2011) |
| Comunità Missionaria Villaregia (giovani) |
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In questo Vangelo Gesù parla con tutta la sua autorità conferitagli dal Padre. Dopo il discorso delle Beatitudini di domenica scorsa, il suo linguaggio si fa duro, potremmo dire "per adulti". Gesù sembra leggere i cuori di chi gli sta di fronte: cuori duri, increduli, dubbiosi... ma così sono anche i nostri cuori. Spesso mescoliamo un po' tutto, ci va bene tutto, agiamo un po' da persone schizofreniche, prive di una vera e propria identità. Seguiamo il Dio di moda, il guru che si fa notare di più, perdendo di vista la verità. Oggi con questo linguaggio duro Gesù parla anche ai nostri cuori. Dall'inizio alla fine ci inchioda: che cosa vuoi essere? Chi vuoi essere? Da parte stai? Con chi stai? Di tutto ciò che già conosciamo, della legge antica che i nostri padri ci hanno insegnato, lui non toglie nulla, ma ci fa fare un passo oltre quella legge. Non è sufficiente non uccidere, non commettere adulteri, non spergiurare... Se sei già giusto, e chi comunque può definirsi tale di questi tempi, se sei già osservante della legge antica, Gesù te ne propone una nuova, che non abolisce l'antica, ma di fa fare un salto, un salto di qualità, un salto di grandezza, un salto di identità, di pienezza, un salto di compiutezza. In un certo senso Gesù ci sta dicendo una cosa che ci ripete sempre: "Non fermarti alla legge, supera la legge con l'Amore, compi il primo passo verso l'altro, fa' come fa Dio, ama per primo!" "Se presenti la tua offerta all'altare e là ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia la tua offerta, và e riconciliati e poi vieni a offrire il tuo dono." Già sembra facile, ma non lo è. "Io non gli ho fatto niente, è lui che deve chiedere scusa." Questa cosa ci rode dentro e ci blocca, ci impedisce di andare verso il fratello. Però, non ci sentiamo in pace, questa rottura con il fratello, ci mette a disagio, è come una incrinatura nella diga, prima o poi si spacca tutto, ci devasta. Eppure, rimaniamo freddi, insensibili, di pietra. Ricordo in un incontro di catechesi mentre spiegavo questa Parola a un gruppo di mamme che io non conoscevo, ad un certo punto una signora ha preso le mani di due mamme che erano sedute una alla sua destra e una alla sua sinistra e le ha "obbligate" a stringersi le mani in un segno di pace. Erano sue vicine di casa, da tanto tempo, per delle sciocchezze, non si parlavano più, da vicine, erano diventate lontane. E questa mamma ha preso l'iniziativa e ha fatto fare loro un gesto. Le due mamme sono scoppiate a piangere e si sono abbracciate. Da tanto tempo desideravano la pace, ma nessuna delle due riusciva a fare il primo passo verso l'altra. Gesù ci dice di fare il primo passo nell'iniziativa d'amore. E' come se ci dicesse: "Le legge diceva occhio per occhio dente per dente, ma io ti dico: "Ama per primo, prendi l'iniziativa verso il fratello, mettiti d'accordo con lui, cerca la pace, l'unità, il rapporto puro, il rapporto nella verità..." Se tu farai questo allora il Maligno non avrà potere su di te. Il compimento della legge è la legge dell'Amore, è la legge di Dio, è la legge dentro la Trinità, dove tutto è Amore, Gioia, Purezza, Verità. A San Matteo, che scrive questo Vangelo, sta a cuore una preoccupazione: desidera costruire la comunità cristiana, desidera comunicare una fede vera, vissuta nella verità di rapporti sinceri, cordiali. Non vuole costruire una comunità di persone farisaiche che osservano la legge a di sopra di tutto, ma senza amore, senza carità. No, meglio imperfetti senza una mano, un occhio, cioè persone che sanno riconoscere la loro debolezza davanti ai fratelli e chiedono aiuto. Una Comunità che non punta il dito verso chi sbaglia, ma ha il coraggio di farsi incontro all'altro, di dare fiducia, speranza: "Cosa c'è che non va? Cosa ti preoccupa? Posso fare qualcosa per te?" Una Comunità che è come una mano tesa, non un dito puntato, una Comunità che si fa grembo di accoglienza, non portone chiuso per i diversi, una Comunità dove ci si riconosce fratelli e non estranei. |