Omelia (13-02-2011)
Omelie.org (bambini)


Come sempre la Parola di Dio è tanto ricca e riesce a toccare nel profondo il nostro cuore.
La Parola che la liturgia ci propone questa Domenica, è incentrata sull'importanza di seguire gli insegnamenti del Signore. Seguirli non è solo un comando per i cristiani, bensì fonte di beatitudine, di felicità. La lettura ripresa dal Siracide inizia infatti così: "Se vuoi, osserverai i comandamenti; l'essere fedele dipenderà dal tuo buon volere", quindi già nel Primo Testamento Dio afferma con chiarezza la libertà che abbiamo di comportarci secondo la Legge che ci ha lasciato, oppure percorrere altre vie. Ancora, il Salmo recita: "Beato chi è fedele ai suoi insegnamenti e lo cerca con tutto il cuore" e sottolinea così che la Legge del Signore conduce alla beatitudine.
Veniamo al Vangelo: qui troviamo il pensiero di Gesù a riguardo; Gesù ci fa compiere un salto in avanti o meglio ci aiuta ad andare ancora più nel profondo. Matteo riporta queste parole di Gesù: "Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli". Gesù da una parte ci dà un motivo in più per seguire i precetti contenuti nell'Antico Testamento, per essere considerati grandi nel Regno dei cieli. Contemporaneamente ci invita a prenderci cura l'uno dell'altro, a non badare solo alla nostra condotta, ma ad aprire i nostri occhi verso il prossimo per seguire con lui i precetti del Signore. Gesù dunque, non si accontenta che noi siamo bravi e attenti a seguire i Comandamenti, ci chiede di insegnarli agli altri. D'altronde quando scopriamo una cosa che ci fa bene o piacere non vediamo l'ora di condividerla con gli altri, vero?
Non so se a voi è mai capitato di essere ripresi da uno dei genitori o da un'insegnante per non avere aiutato un amico, a me sì! Vi racconto subito cosa mi è successo. Frequentavo la seconda media, dunque ero abbastanza grande e ormai sapevo bene come bisogna comportarsi a scuola e quali sono i doveri di un alunno, raramente infatti venivo ripresa dai professori. Un giorno il prof. di italiano ci divise in piccoli gruppi assegnandoci una piccola ricerca da completare a casa. Scelse poi, per ogni gruppo un rappresentante, che doveva illustrare il lavoro svolto. Io fui scelta come portavoce del mio gruppo, mi sentivo responsabile della riuscita della ricerca; volevo fare una bella figura davanti ai compagni e soprattutto col professore! Il pomeriggio, faticosamente riuscii a concordare con i miei compagni l'orario e il posto dell'incontro. Non vi dico che confusione facemmo; insomma soltanto io prendevo la cosa sul serio e mi impegnavo a studiare, mentre gli altri si scambiavano figurine, giocavano e scherzavano! Ritornata a casa ripassai tutti gli argomenti per essere pronta all'interrogazione. In classe, arrivato il turno del mio gruppo, cominciai ad esporre tutta la ricerca e il prof. sembrava contento, quando però fece una domanda ai compagni del mio gruppo e si accorse che non avevano studiato cambiò espressione e ci mise un voto basso. Lì per lì non capii il motivo, chiesi spiegazioni e lui mi rispose che il lavoro non era individuale ma di gruppo e che il rappresentante aveva anche l'incarico di coinvolgere gli altri! A quel punto mi arrabbiai molto, avrei voluto dirgli quello che combinavano mentre io studiavo e del poco interesse che avevano. Un mese dopo lo stesso insegnante ci divise ancora in gruppi e a me capitò lo stesso e mi ridiede il compito di portavoce. Memore di quel che era successo, decisi di cambiare strategia. Il pomeriggio, dopo aver giocato un po' con i miei compagni, insieme decidemmo di iniziare la ricerca. Non mi affannai a trovar tante notizie, piuttosto assegnai ad ognuno un' incarico e mi assicurai che ognuno di loro sapesse almeno la parte dell'argomento che aveva svolto! La sera ero esausta e contemporaneamente mi sentivo soddisfatta e felice, ero contenta di esser riuscita ad insegnare qualcosa agli amici meno volenterosi e soprattutto avevo letto sui loro volti la gioia di aver portato a termine un compito! L'indomani non vi dico il figurone che facemmo, illustrammo insieme la ricerca ognuno la sua parte: eravamo un vero gruppo! Prendemmo tutti un buon voto.
Gesù, un po' come il mio insegnante non si accontenta che ognuno segua per se stesso i suoi insegnamenti, perché sa che la vera gioia è quando riusciamo a donare agli altri ciò che noi possiamo offrire, in questo modo non solo ci sentiamo vicini, ma diventiamo una sola grande famiglia, quella dei cristiani!
Buona Domenica!

Commento a cura di Antonella Stolfi