Omelia (30-01-2011)
don Luca Orlando Russo
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli»

Siamo dei mendicanti di gioia. Tutti, credenti e non credenti, siamo dei mendicanti di gioia, perché sperimentiamo di non possedere ragioni a sufficienza per essere davvero realizzati, totalmente appagati. Sì, certo, viviamo momenti intensi, belli, memorabili, gioie semplici e vere che solcano - grazie a Dio! - il cuore e la vita. Ma non sufficienti a realizzare tutto il desiderio di assoluto che portiamo conficcato nel cuore. Il nostro mondo, ingenuo e cattivo!, ci fa pure credere che ottenere la felicità è cosa da poco: basta possedere, apparire. Chi davvero crede a questa menzogna si ritrova con un pugno di mosche in mano, inebriato e fuori di sé.
É possibile vivere la totalità dell'amore? La pienezza della felicità?
Matteo inizia oggi il lungo discorso della montagna e, come un nuovo Mosè, Gesù sale sulla montagna, non il Sinai ma le colline del lago di Tiberiade, per consegnare la nuova legge, non più scolpita sulle tavole di pietra, ma incisa nel cuore dei discepoli.
Gesù si rivolge a chi nella vita non sta dalla parte dei vincenti, ma dalla parte di quelli che ogni giorno tornano a casa con un carico di amarezza e di delusione perché ancora per un giorno qualcuno ha approfittato di loro. A questi tali Gesù annuncia che sono beati nella loro condizione di poveri, di afflitti, di miti, di perseguitati, di affamati e di assetati della giustizia. Sembra quasi che Gesù voglia esaltare la condizione del povero e del perseguitato, del perdente e dello sconfitto, perché in questa condizione vi vede le premesse per una felicità e una beatitudine, impossibile a trovarsi nella ricchezza e nella prepotenza di molti che se la ridono dei "piccoli".
Gesù ha una grande certezza e ci invita a farne il fondamento di tutta la nostra vita: Dio privilegia un cuore povero o un cuore affranto perché un cuore sazio di autosufficienza, purtroppo, non ha bisogno di nulla e, tanto meno, di Dio. La povertà e l'afflizione non sono valori i sé e non vanno mai difesi, anzi allontanati per quanto è possibile, ma sono una condizione indispensabile per accogliere l'intervento di Dio che colma il cuore di chi è affranto. Chi è povero, affranto e perseguitato, ma ha trovato Dio nella sua vita, è beato.
È Dio che gode la pienezza della beatitudine, Egli che è l'Amore è la Comunione, si compiace di fare dono della beatitudine a coloro che consegnano a Lui il desiderio di essere "beati" e rinunciano a percorrere la via della conquista della beatitudine, giacché la beatitudine conquistata non esiste. Se vuoi essere "beato" non puoi fare altro che aprire le tue mani e aspettare che Colui che la possiede ti faccia dono della beatitudine.
Forse non vi ho convinto con queste parole e vi chiedo scusa, tornate pure ai vostri affari, sfogliate pure la lista delle tragedie di oggi raccontate dai quotidiani, l'ultimo scandalo del politico di turno, godetevi la trasmissione di moda che vi parla di come vestirà l'uomo Armani la prossima estate. Gesù è un burlone, lo sapete, va preso per quello che è, un sognatore incallito.
E se invece - una volta tanto - avesse ragione Gesù?