| Omelia (11-04-2009) |
| Paolo Curtaz |
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Tace, la Chiesa. In tutto il mondo nessuno osa celebrare l'eucarestia. Dio dorme il sonno dei morti, infine. Stravolto, sfigurato, irriconoscibile, riposa sulla nuda pietra donata da un amico come ultimo pegno di discepolato. Corrono, le donne. Vanno al sepolcro all'alba, aspettando il primo raggio di sole per svegliarsi dal sonno agitato e senza riposo di chi soffre e ha versato troppe lacrime. Ma la tomba è vuota ed esse sono scosse nel profondo da quell'assenza. Questa notte celebriamo quell'assenza, quella tomba rimasta vuota per sempre, quel pezzo di pietra che non ha comunicato il suo gelo al corpo gelido di Dio, ma che è stato segnato dalla sua assenza. Quel Gesù che abbiamo crocefisso, amici, Dio lo ha resuscitato, costituendolo Signore su tutti gli esseri, volto del Dio invisibile. Gioiamo, amici, accendiamo il nuovo fuoco che rompe la notte. Il Signore è veramente risorto! E noi con lui, se sapremo abbandonare in fretta il sepolcro, se sapremo, infine, lasciare che la gioia converta la nostra vita! Corriamo anche noi e sediamoci ad ascoltare la grande storia iniziata con la Creazione e che raggiunge il suo apice con la resurrezione del Maestro! E continuiamo nel nostro cuore, alla fine di questa notte straordinaria, a raccontare i prodigi che il Signore ha compiuto e compirà nelle nostre vite... |