Omelia (21-12-2008)
Paolo Curtaz


O Astro che sorgi, splendore di luce eterna e sole di giustizia: vieni, e illumina chi giace nelle tenebre e nell'ombra di morte.

Arriva il Natale. Forse non siamo riusciti a prepararci un granché. Pazienza. Dio non ne fa un problema, noi, spesso, sì. Come il re Davide, che, dopo avere conquistato il conquistabile, dopo avere costruito un Regno forte e ricco, si ricorda che Dio, la sua arca con le tavole della Legge, dimora sotto una tenda e, preso dal sacro fuoco della devozione, annuncia solennemente a Natan di voler costruire a Dio un tempio. Natan gongola: finalmente un tempio in cui officiare un culto! E Dio, simpatico, appare in sogno a Natan. No, non sarà Davide a costruire un tempio a Dio ma Dio lo costruirà a Davide e alla sua discendenza. San Paolo esulta: anch'egli ha capito l'armonia del progetto divino, il mistero taciuto nei secoli. Non siamo noi a rendere omaggio a Dio, non siamo noi a cercare di raggiungerlo, non siamo noi a correre dietro alle nostre intuizioni religiose. È Dio che prende l'iniziativa, è lui che ci raggiunge, è lui che ci ama fino a diventare sguardo, sudore, fatica, dolore, sorriso. Dio è ed è presente, questo ci prepariamo a celebrare, come balbettando. Dio non sa che farsene delle nostre devozioni e delle nostre liturgie: egli desidera abitare le nostre solitudini. Come Maria, vergine dell'accoglienza, lasciamoci fare, facciamo spazio nel nostro cuore all'inaudito di Dio.