| Omelia (21-09-2008) |
| Paolo Curtaz |
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Che volto di Dio emerge in questa domenica! Un Dio che da dignità perché un padre di famiglia non torni a casa a mani vuote, un Dio che difende i miseri dall'invidia e la pavidezza di altri poveri, un Dio che è buono, non sciocco... Il nostro Dio è un Dio sprecone, che soffre nel vedere i lavoratori disoccupati alle cinque di sera, che accetta di prenderli anche quando sono ormai inutili nel lavoro, pur di dar loro dignità, pur di offrire loro l'occasione di avere uno straccio di stipendio e mantenere la famiglia. Tutto bene, dunque, fino che non si tocca la portafoglio. Avete notato l'accordo con gli operai della prima ora: un denaro sarà la loro ricompensa. Al momento della paga, il padrone comincia a pagare partendo dagli ultimi e da loro un denaro. Quindi, pensano i primi, a noi darà di più; ma ricevono anch'essi un denaro. Malumore, ovvio. Hanno ragione, in fondo, non è giusto quest'atteggiamento, occorre protestare, chiedere almeno due o tre denari. Ci aspetteremmo, quindi, che dicano al padrone: "Dacci di più!", come hanno pensato. Non hanno questo coraggio e, tragicamente, chiedono che agli ultimi sia dato di meno. Meno di un denaro, questo chiedono gli operai della prima ora. Ma un denaro era il salario minimo giornaliero per poter dar da mangiare ad una famiglia ai tempi di Gesù... Il padrone si urta, e fa bene. Lui è buono, non sciocco. È buono e quindi giusto e svela la malvagità nascosta dei primi operai. Prima della giustizia c'è la misericordia, sopra il diritto e il contratto c'è l'attenzione alla sopravvivenza. Il padrone non ha peli sulla lingua: voi vi nascondete dietro la giustizia per mascherare la vostra malvagità. |