| Omelia (07-09-2008) |
| Paolo Curtaz |
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Quanto è difficile correggersi! Quanto è difficile giudicare secondo il cuore (largo) di Dio! Eppure... se i discepoli del Misericordioso non trovano un modo di sostenersi e di aiutarsi anche quando sbagliano, chi lo saprà fare? Il vangelo ci illustra il modo di gestire i nascenti conflitti nella comunità primitiva: passato l'entusiasmo dell'adesione al Rabbì, allora come oggi sorgevano i problemi di dialogo e di comprensione col rischio di gesti estremi (magari in nome del vangelo!). La prassi proposta da Gesù è piena zeppa di buon senso: discrezione, umiltà, delicatezza verso chi sbaglia, lasciandogli il tempo di riflettere, poi l'intervento di qualche fratello, infine della comunità. Quanto siamo lontano da questa prassi evangelica! O ci disinteressiamo del fratello o ne parliamo alle spalle, con giudizio impietoso... Se noi, discepoli del Misericordioso, non sappiamo avere misericordia, chi mai ne sarà capace? Il criterio del Vangelo è pieno di amorevole buon senso: ti voglio bene al punto che, dopo aver pregato, ti chiedo di interrogarti sui tuoi atteggiamenti. La franchezza evangelica è un modo concreto di amare, di essere solidali, anche con durezza, come ha fatto Gesù con la Cananea e con Pietro. Nelle nostre comunità abbiamo bisogno di scoprire questo modo concreto di intervenire, di prendere a cuore il destino dei fratelli, senza nasconderci dietro un ipotetico rispetto che non mi interpella e lascia il fratello nella propria inquietudine, senza cedere alla terribile e tragica tentazione del brutale giudizio di chi sbaglia, condannando il peccato e amando il peccatore, come fece il Rabbì. |