| Omelia (27-07-2008) |
| Paolo Curtaz |
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Per cosa vale la pena di vivere? Cosa è in grado di smuoverci, di innalzarci, di salvarci? Oggi Matteo apre il suo cuore e ci racconta la sua storia, di come la sua vita sia cambiata, molti altri prima, incontrando a Cafarnao un Nazareno... Da Gesù Matteo impara ad amare, a conoscere Dio, a conoscere se stesso. Impara che Dio non è uno sgradevole giudice che vigila sull'ordine costituito, non è un comodo rifugio per alienarsi dalla realtà, non è un'invenzione dei preti per detenere il potere. Dio è un innamorato che vale la pena di amare, uno che si commuove davanti ai passerotti (che pure si vendono per un soldo), che conta i capelli del nostro capo. Da Gesù Matteo impara ad essere vero, a diventare libero, e racconta, parla come un fiume in piena, del Regno, di Dio, di lui, il Maestro. Ora Matteo ci dice, dopo tanti anni (forse una trentina da quell'incontro) che ne è valsa la pena, che lo rifarebbe e che, anzi, ciascuno di noi può farlo. Matteo dice di aver fatto il miglior affare della sua vita lasciando tutto e seguendo il Nazareno, ci dice che è come avere scoperto un tesoro nel campo. Sì, amici, la mia vita, la nostra vita è una gigantesca caccia al tesoro. Ci vuole grinta, forza, lucidità per gareggiare; bisogna tapparsi le orecchie di fronte ai troppi che ammiccano vendendoti a peso d'oro le istruzioni per trovare il tesoro, tenere duro davanti ai troppi che ti dicono che il tesoro non c'è. Matteo dice che lui, il tesoro, l'ha trovato. E il suo incontro non è stato un'intensa folgorazione mistica che scompare con il tempo, ma un'emozione che si è acquietata ed è diventata brace ardente nelle sue scelte. Sono passati trent'anni da allora. Ne è valsa la pena. |