Omelia (13-07-2008)
Paolo Curtaz


Il seminatore esce a seminare. Quanta Parola abbiamo ascoltato nella nostra vita, quanta ne ascoltiamo! Ma: come la ascoltiamo? È cambiato qualcosa nella nostra vita, nelle nostre scelte, nei nostri giudizi a causa della Parola?

Ci immaginiamo il gesto ampio e solenne del seminatore, che non ha paura di gettare il seme con abbondanza, fin sull'asfalto, nella speranza che buchi la crosta dura del nostro cuore. Così è Dio: esagera. Non gli importa la stretta logica del guadagno, compie gesti insensati, getta con generosità la Parola. Dio è il grande ottimista della Storia, continua parlare anche quando la Parola cade nel vuoto.
Gesù analizza i risultati della semina. Il primo è disastroso, il Signore stesso ne dà l'interpretazione: gli uccelli sono il maligno che non vuole correre il rischio che la Parola buchi l'asfalto della nostra indifferenza e della nostra abitudine. La seconda categoria di persone raggiunte dalla Parola sono gli entusiasti un po' incostanti. Sono quelli che, raggiunti dalla Parola, ne restano affascinati, soprattutto emotivamente, ma, appena fuori dal contesto, cominciano piano piano a lasciarsi riassorbire dalle preoccupazioni e, inesorabilmente, cadono nella dimenticanza. La terza categoria è quella che, pur cresciuta, viene soffocata dalle spine. Chi, dopo aver accolto la Parola, averla maturata, averla accolta con gioia, incontra difficoltà, sofferenze, aridità e ne viene soffocato. Infine il seme cade su terra buona e produce frutto, in maniera diversa, rispettando la peculiarità di ciascuno, adattandosi alla vita interiore di ogni uomo. La Parola produce frutto, crea abbondanza, dona vita, ciò che pensavi essere arido diventa fecondo, ciò che non capivi, si illumina, la tristezza diviene conversione alla gioia.