| Omelia (06-07-2008) |
| Paolo Curtaz |
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Esiste una forza devastante e anarchica nel Vangelo, una logica paradossale che scardina i dogmi della modernità basati sul progresso e sul benessere, sullo sviluppo e sull'economia. Dio la pensa diversamente. E se avesse ragione Lui? Gesù stesso resta spiazzato dalla logica del Padre, ed esplode in un canto di gioia: le cose del Regno sono capite dai bastonati della storia, non perché bastonati, ma perché disposti a mettersi in discussione. Il nostro mondo occidentale professa come dogma intoccabile il mito del progresso e del benessere: l'economia ha sostituito la politica e l'etica. Il mondo è dei forti: dei calciatori pagati milioni di Euro, delle veline, degli arroganti. Vince il migliore, sempre, non conta arrivare secondo, il secondo è sconfitto. Vincono i migliori e, se hai grinta, se hai agganci, se hai coraggio, potresti forse, un giorno, chissà, farne parte. Ingannato dalle sue stesse deliranti certezze, l'uomo contemporaneo crede davvero di essere il dominatore dell'universo e subisce questo stile di vita senza neppure interrogarsi sulla validità di tali scelte. Dio - che ci conosce - dice altro, dice l'esatto contrario. L'unico davvero riuscito, il perfetto, il vero dominatore dell'Universo, sorride di queste nostre infantili paranoie, e ci chiede di vivere nello Spirito, non nella carne, di entrare nella logica altra, quella di Dio, quella dell'interiorità, dove i risultati si misurano nell'amore, non nei punti percentuali di guadagno di un'azienda. Gesù stesso, quando vede realizzata questa logica, resta stupito: il suo vangelo, la sua missione è snobbata dagli intellettuali e dagli arricchiti di turno, ed è capita e accolta dagli sconfitti della storia. Gesù fa i complimenti a Dio, perché ribalta le nostre effimere certezze. |