Omelia (15-06-2008)
Paolo Curtaz


In questa domenica leggiamo una delle pagine più inquietanti del Vangelo: Gesù, tenero, vede le necessità del popolo, che sembra un gregge senza guida e... si inventa la Chiesa!

Gesù vede nel profondo le persone che gli stanno di fronte, sa dell'infinito bisogno di felicità che ci troviamo piantato nel cuore, conosce la fatica che facciamo a dare una risposta all'inquietudine che offusca il nostro sguardo. Venderemmo l'anima per essere amati, saremmo un braccio per conoscere - infine - cosa davvero può colmare durevolmente il nostro bisogno di pace. Pecore senza pastore: così ci vede il Maestro, commuovendosi. Nel suo amore infinito Gesù decide di agire. Tutti ci aspetteremmo: Gesù si commuove e quindi si propone come un Buon pastore. Macché: Gesù si commuove e inventa la Chiesa. Lo so, lo so, la stragrande maggioranza di voi ha un'esperienza di Chiesa povera e contraddittoria, si è scontrato duramente col volto incoerente e severo di qualche cattolico più devoto di Dio. Gesù pensa ad una compagnia, ad una ricerca comune, ad un sogno realizzato: uomini e donne, suoi discepoli, capaci, insieme, di cercare senso e pienezza, misura e gioia. Lui è il Pastore che ci guida a pascoli erbosi, ma insieme possiamo fare esperienza di gregge, di comunità. Gesù sceglie dodici persone per iniziare a costruire il Regno, dodici che stiano con lui, per diventare poi capaci di condurre ai pascoli erbosi nei quali loro per primi saranno condotti. Dodici persone fragili come noi ma, come noi, capaci di lasciarsi abitare dalla tenerezza di Dio da riversare nel cuore degli uomini in cerca di senso...