| Omelia (25-05-2008) |
| Paolo Curtaz |
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Questa domenica la dedichiamo al mistero della presenza di Cristo nel segno povero del pane e del vino. È una celebrazione che richiama tutti a cosa facciamo ogni domenica, al prezioso dono affidato alle nostre mani... Bene o male la partecipazione alla Messa domenicale segna l'argine fra "praticanti" e no, fra chi crede e chi, credendo, si raduna in obbedienza al Signore. Ma la messa domenicale rischia, ahimè, di restare l'unico, fragile segno di appartenenza, un obbligo da assolvere, una scipita appartenenza che non converte il nostro cuore. Le nostre messe si svuotano, specialmente di giovani. Ma, mi chiedo: e se anche avessimo il 100% della popolazione che partecipa alla Messa? Ciò significa che il Regno di Dio avanza? Non mi importa quanta gente partecipa alla Messa. Mi importa di più quanti escono convertiti e consolati, prete in testa! L'eucarestia, il pane di Dio, il pane del cammino, è il dono prezioso che ci fa diventare credenti, che ci sostiene e costruisce comunità. Questo è l'essenziale. Il resto: chi celebra, come, quando, chi anima, chi legge, chi canta e cosa, è tutto dopo, per cortesia. Noi preti siamo chiamati a diventare trasparenza, a lasciare che sia la Parola a fluire nelle nostre (brevi) omelie (Quanta poca Parola nelle nostre parole!), che siano eucarestie, cioè ringraziamenti, non luoghi da cui bacchettare le persone o occasioni per far sfoggio della nostra pirotecnica cultura teologica. Ai discepoli, a coloro che amano il Signore, auguro che l'eucarestia torni ad essere ciò che è: incontro col Risorto, pane del cammino, farmaco e consolazione, luogo di accoglienza e di conversione, di fraternità e di perdono. |