Omelia (27-04-2008)
Paolo Curtaz


Gesù risorto è incontrabile nell'interiorità e nella fede da ogni uomo che, con sincerità, si metta alla ricerca di Dio. Questa è la sfida del cristianesimo, la buona notizia che è giunta fino a noi: Dio non gioca a nascondino con l'uomo, tutt'altro.

La fede cristiana non è in primo luogo una dottrina o un insieme di nozioni, non un solidificarsi di devozioni e di norme religiose, ma l'incontro con Gesù di Nazareth, rivelatore di Dio. Possiamo vedere il Signore, questa è la promessa. In modo parziale e velato in questo fragile percorso dei sensi, in maniera definitiva quando lo contempleremo faccia a faccia. Tranquilli, amici, non stiamo parlando di apparizioni, Dio ve ne preservi e ve ne scampi!, ma della possibilità che ci è data di entrare in quella dimensione così fortemente mortificata dalla nostra quotidianità delirante che è lo spirito. Abbiamo perso il linguaggio e l'immagine per dire ancora cosa sia lo spirito, la dimensione più profonda e autentica di noi stessi, riducendo, troppe volte, il cristianesimo a religione di facciata e di rito. Ma l'esperienza autentica e primigenia del discepolato è, appunto, quella di fare esperienza di Dio. Prima con l'ascolto della Parola e della sua spiegazione, una Parola che ci è donata per svelare noi a noi stessi, poi con la scoperta (entusiasmante per molti) della preghiera, in modo da invocare Dio per risvegliare la nostra fede, infine credendo e celebrando i segni del Risorto, partecipando alla Cena, condividendo il perdono, scoprendo la bellezza di appartenere ad un popolo di salvati, la comunità dei discepoli, la Chiesa.