| Omelia (20-04-2008) |
| Paolo Curtaz |
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Gesù ha una missione da compiere: dire com'è fatto Dio, cosa vive, cosa pensa, come agisce. La sua predicazione e la sua vita ruotano intorno a questo compito che egli assolve fino alla fine, fino a morirne. Gesù, che celebriamo Risorto e Signore, Gesù che scopriamo essere più di un Maestro, più di un Profeta, ci svela il volto di Dio. Gesù ne parla con autorevolezza perché lui, in quel volto ci si specchia, ne parla con stupore perché, ora che è uomo, vede dal di fuori il volto del Padre e ci rassicura: poiché Dio è padre e madre, non dobbiamo temere nulla, non dobbiamo lasciare la paura inquinare la nostra vita. La prima comunità matura questa verità sconcertante: Gesù è la presenza stessa di Dio, il figlio di Dio venuto per raccontare agli uomini chi è veramente Dio Padre. E questo perché quasi duemila anni di alleanza con un popolo, Israele, non erano bastati perché l'uomo, finalmente, si allontanasse da tutte le rappresentazioni superstiziose di Dio e potesse, senza più errori, conoscere nel profondo, in intimità, il volto del Padre. In questi quindici faticosi anni di servizio al Vangelo ho scoperto una verità banale e sconcertante: ogni uomo ha un'idea spontanea, naturale, di Dio, ma l'immagine spontanea, inconscia che abbiamo di Dio è, mediamente, orribile. È l'idea di un onnipotente egoista, bastante a se stesso, misterioso e scostante, irritabile e incomprensibile, da tenere buono, un Dio che ignora la sofferenza, che permette la morte degli innocenti. Gesù è venuto a cambiare radicalmente e definitivamente questa idea di Dio per avelarci il suo vero volto: chi vede lui ha visto il Padre... |