Omelia (13-04-2008)
Paolo Curtaz


Questa è la domenica in cui tutta la Chiesa prega affinché noi preti (e vescovi), fragili pastori, assomigliamo almeno un poco all'unico pastore, all'unico Maestro. Lasciamoci condurre da Cristo, lasciamoci condurre a Cristo!

Tutti noi abbiamo un pastore, qualcuno che ci guida: scegliamocelo bene. Subito, credo, ci viene da rispondere: "Io non ho pastori, me la cavo da solo, sono libero e adulto..." Andiamo! Pastore può essere la mia carriera professionale, il giudizio degli altri, i miei appetiti, i miei sentimenti... se guardiamo bene scopriamo che dietro ogni nostra azione esiste qualcosa o qualcuno che ci ispira. Spesso, troppo spesso, siamo condotti dai bisogni suscitati dal mercato: cerco di apparire più piacevole, di essere più alla moda, di farmi accettare. È normale, in parte giusto. Ma ai discepoli, a coloro che sulla loro strada hanno incontrato il Risorto, a coloro che hanno superato la tristezza, il Signore chiede di non seguire i falsi profeti, di saper distinguere le voci suadenti di chi la felicità la vende, di chi ti chiede adesione ad un sogno improbabile da chi la vita vera - in abbondanza - te la dona. Scherzo con i miei giovani (e ve l'ho già scritto): viviamo in un mondo in cui per essere felici basta poco, e sembra che tutti ne conoscano la via: bellezza, fisicità, intelligenza, salute, lavoro, soldi tanti soldi. Pensate che c'è gente che addirittura ci crede! Gente che passa la vita a dire che la ragione ultima della propria infelicità è il fatto di non essere sufficientemente magro, o alto, o di guadagnare poco... Ne siete sicuri? Gesù pretende di essere l'unico in grado di colmare il nostro cuore!