Omelia (30-03-2008)
Paolo Curtaz


Puntuale, ogni anno, Tommaso arriva in ritardo. Arriva per incoraggiare quanti, tra noi, faticano a credere al messaggio della resurrezione a causa dell'incoerenza dei cristiani. Ma Gesù ci ama troppo per lasciarci in preda al dolore e ai dubbi, egli è il vivente e svela a Tommaso la misura del suo amore per lui, il troppo credente.

Tommaso ha investito troppo nel sogno infranto per rimettersi in pista. Lo capisco, povero amico mio. Lo capisco e mi ci ritrovo. E ritrovo le tante persone che ho conosciuto: grandi sogni, grandi ideali e poi la vita, il compromesso, le delusioni. Tommaso è il patrono degli sconfitti, dei sognatori, dei delusi, di quelli che gettano il cuore nella mischia e vengono violentati.Tommaso non crede, non ha più il coraggio di farlo, non crede nella testimonianza dei suoi pavidi amici. E Gesù (ancora!) il paziente, il compassionevole lo attende, insiste. Questa volta, otto giorno dopo, Tommaso c'è e Gesù, amorevolmente, lo rimprovera: gli mostra le piaghe quasi a dirgli: "Tommaso, anch'io ho sofferto, tocca qui, non sei stato il solo a soffrire...". Le piaghe, le ferite, spalancano la diga di commozione di Tommaso che piange e ride, e non gli importa più nulla della sua fragilità e della sua durezza. Tommaso piange e grida il suo stupore, manifesta la sua fede: credo, credo, credo, credo... Tommaso, patrono degli sconfitti, prega per noi. Quando ci scandalizziamo dell'incoerenza della Chiesa, quando ci sembrano troppe grosse le sue fragilità, quando non ci sembra possibile che tanta gloria sia affidata a tanta povertà, prega per noi. Facci capire che uno dei modi per riconoscere la presenza del risorto, misterioso ospite delle nostre vite, ora, è anche la sofferenza.