Omelia (09-03-2008)
Paolo Curtaz


All'orizzonte, alla fine del deserto, si staglia la collina del Golgota, l'inizio della grande settimana. Ma oggi, in questa domenica di Quaresima, compiamo un ultimo passo di conversione: ci apriamo allo stupore di un Dio che dona la propria vita per Lazzaro, simbolo di ciò che tra qualche settimana avverrà per tutta l'umanità...

Lazzaro è morto, Gesù era lontano. Succede anche alle nostre povere vite: qualcuno muore, e Gesù è lontano. Qualcosa muore (la fede, la speranza, la fiducia) e Gesù è lontano. Le sorelle non disperano. Amano. Non capiscono, non urlano, non inveiscono, né piegano la testa in una rassegnata disperazione. Attendono, fiduciose. Lazzaro è morto, il loro amato fratello è morto. Dio si accorge che la dimensione del dolore, di questo dolore, non l'ha ancora vista da vicino. Marta e Maria piangono, la folla lo spinge a vedere, Dio viene accompagnato a vedere quanta disperazione suscita la morte. E qui l'inaudito accade. Gesù prima si commuove, poi scoppia in lacrime. Dio piange, sapete? Non il Dio imperturbabile, immobile nella sua perfezione e nel suo cinismo, orologiaio perfetto che vede la globalità ed ignora il singolo va a vedere Lazzaro. Il pianto di Gesù rompe gli argini, frantuma i pregiudizi, ci rivela il volto del Dio di Gesù Cristo, il vero volto di Dio. Dio ora sa. Fratello che soffri, sorella che sei divorata dall'angoscia: Dio piange con te. Potremmo anche noi obiettare, come i presuntuosi farisei: "Non poteva evitare che morisse?". Dio piange, ora, ora ha conosciuto l'abisso del dolore che vorrà definitivamente abbracciare e redimere. Qui sta tutta la verità della fede cristiana: preferisco un Dio che piange con me, che condivide il mio dolore, o un Dio asettico che mi risolve i problemi?