Omelia (10-02-2008)
Paolo Curtaz


Gesù nel deserto: come Israele egli vuole sperimentare l'essenziale prima di iniziare la sua missione. Nella solitudine e nella fatica sperimenta, come noi, la tentazione e decide come essere Messia. Anche noi entriamo nel deserto per ri-decidere quali uomini diventare.

Gesù è spinto dallo Spirito Santo: i suoi anni di quotidianità, il silenzio assordante di Nazareth sono ormai alle spalle. Ora è pronto per dire Dio. Gesù vuole scegliere come annunciare la Parola, come svelare il mistero di Dio. Gesù ha davanti a sé una strada maestra, consolidata, preparata dai profeti, lievitata nel cuore di un popolo servo e oppresso da secoli da potenze straniere: il Messia vittorioso. Un Messia muscoloso, politico, deciso, condottiero. La gente (ettepareva) si aspetta qualcuno che magicamente risolva i problemi, che punisca i malvagi (sempre gli altri, ovvio) e che ristabilisca un bel governo come quello del re Davide, magari esentasse. Il demonio arriva. Più suadente e affascinante di tutte le rappresentazioni grottesche che ne abbiamo fatto. La sua proposta è semplice, ragionevole, scontata. Vuoi fare il Messia? Magnifico! Non esagerare, però: riguardati, affidati a un personal trainer, cura l'immagine, se non fai lo splendido nessuno ti noterà. Vuoi fare il Messia? Geniale! Ti toccherà contattare politici e sacerdoti, ragionare con loro, qualche compromesso sarà necessario. Vuoi fare il Messia? Notevole! Qualche bel miracolo, Gesù, qualche statua della Madonna che lacrima sangue, qualche segno prodigioso e vedrai che le folle si strapperanno i capelli per te! Ha ragione, il demonio. Cita pure la Parola di Dio. Non basta conoscere la Bibbia per fare la volontà di Dio. Gesù replica: no, non farò così. Sarà un Messia diverso, solidale, dimesso. Amerà, per far conoscere Dio.