Omelia (27-07-2008)
Wilma Chasseur
Malati di cuore e di testa

Il tema dominante del Vangelo di oggi è ancora quello del regno dei cieli che "è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova (...) vende tutti suoi averi e compra quel campo".
E' simile anche ad una perla preziosa: il mercante che la trova, vende anche lui tutti i suoi averi per comprarla.
Ma perché vendono tutto? Perché hanno scoperto il di più, e hanno scoperto che tutti i loro beni in confronto a questi, valgono niente. Il tesoro nascosto e la perla preziosa, fanno loro scoprire, che tutto ciò a cui prima erano attaccati, ora, in confronto, ha solo più sapore di cenere. O, per dirla con san Paolo, è come spazzatura, rispetto al vero bene che è il regno dei cieli.
Ma che cos'è questo "di più"? O meglio chi e'? E' quel Qualcuno che abita dentro di noi e che non siamo noi, e non sono neanche tutte quelle cose a cui siamo visceralmente attaccati e ci sembrano indispensabili per essere felici.
Oggettivamente parlando, il di più è Dio. Egli è il di più in quanto a essere (solo lui è l'essere), in quanto ad amore, in quanto a bene e così per tutti gli attributi. Solo che oggi, abbiamo un'intelligenza malata, che tende a credere che il criterio di verità sia soggettivo: se a uno per esempio piace l'odore e il gusto di aloe amaro, quello è un bene, perché a lui piace così! Invece quello è e rimane un male, perché l'aloe amaro ha odore e gusto sgradevole! Semmai sarà l'odorato di quel tale che è un male e va curato, perché non è più in grado di percepire l'esattezza degli odori e dei sapori.
Quindi la verità soggettiva, non è una vera e propria verità, ma piuttosto un'opinione che può andare bene per uno, ma può anche non essere condivisa da un altro. Mentre la verità oggettiva, non può non essere condivisa da tutti, perché è vera per tutti. Per esempio nessuno dirà che la neve non è bianca e non è fredda, perché tutti la vediamo bianca e la sentiamo fredda, perché è effettivamente così.
Ora la verità oggettiva (= uguale per tutti) per eccellenza è Dio. Ed è anche il di più per eccellenza.
Egli è l'essere supremamente sapiente, intelligente, onnipotente, amorevole ecc. che ci sia. E nella misura in cui uno fa esperienza di questo "di più", è chiaro che, per una retta gerarchia dei valori, dà l'importanza più grande a questo di più e vende tutto il resto.
Ma se si continua a dare la massima importanza al "di meno" che sono i beni perituri, e rimanervi avvinghiati come l'edera al tronco, è chiaro che non si farà mai l'esperienza del di più per il semplice fatto che non interessa e non lo si va a cercare. E allora non siamo neanche nella giusta gerarchia dei valori perché diamo l'importanza più grande a ciò che oggettivamente non ce l'ha.
Ecco perché abbiamo un'intelligenza e un cuore malati. Siamo tutti malati di cuore e di testa = non sappiamo più riconoscere il vero bene e preferirlo a tutti gli altri. Non sappiamo più - o non vogliamo più- mettere Dio al primo posto nella nostra vita. Gli riserviamo un angolino, o qualche briciola di tempo quando non abbiamo nient'altro da fare. E tutto finisce lì!
Altro che vendere tutto!... Continuiamo a rimanere dei grandi incompetenti per quanto riguarda il regno dei cieli, mentre accumuliamo competenze su competenze, e specializzazioni su specializzazioni per tutto ciò che riguarda il regno terrestre e animale...
Ed è chiaro che così, non sappiamo gestire bene neanche i beni della terra e neppure noi stessi: perché finché non diamo a Dio il primo posto, restiamo nello squilibrio e gli altri beni minori rischiano di darci alla testa.
Ma quando avremo messo Dio al primo posto, il rapporto con le cose e con le altre creature andrà automaticamente a posto da sé, perché le considereremo come un mezzo e non come un fine e acquisteremo quella signoria su noi stessi perché saremo finalmente sganciati dalla schiavitù delle cose e dell'avere.
Allora saremo pronti per sperimentare e gustare quel regno dei cieli che è dentro di noi.