Omelia (20-07-2008)
Wilma Chasseur
Cambiare "dentro"

Anche il Vangelo di questa domenica, viene spiegato direttamente da Gesù. Infatti dopo aver raccontato la parabola del buon grano e della zizzania, gli apostoli gli si avvicinano e gli chiedono: "Spiegaci la parabola del zizzania nel buon grano". E Gesù la spiega loro, ma alla fine aggiunge: "Chi ha orecchi intenda". Quindi, se domenica scorsa dovevamo interrogarci sul nostro cuore e che tipo di terreno esso fosse, oggi dobbiamo chiederci che tipo di orecchie abbiamo, o, perlomeno, che tipo di orecchie occorrerebbe avere per capire questa parabola anche dopo che è stata spiegata dal Maestro.
Il discorso che fa Gesù, verte in generale sul regno dei Cieli che può essere paragonato a un seme gettato nel terreno, a un granellino di senapa e al lievito che si mette nella farina per farla fermentare. Tutte cose che per produrre l'effetto che si desidera, devono scendere dentro -il seme nella terra e il lievito nella pasta - altrimenti non servono a niente.. E non solo scendere dentro, ma devono trovare l'ambiente adatto per poter germinare (la buona terra per il seme), e lievitare, (la pasta ben lavorata per il lievito).
Quindi il regno dei cieli è anzitutto una realtà che è dentro, nelle profondità nascoste del cuore umano. E per potersi sviluppare, deve trovare un cuore fertile e ben lavorato.
Sappiamo che la grazia è il germe della gloria, ma come ogni germe, se si vuole che si trasformi in pianta rigogliosa, non basta seminarlo, ma occorre ogni giorno strappare le erbacce che sono i vizi e le cattive inclinazioni che rischiano di soffocarlo; bisogna lavorare il terreno affinché sia morbido e soffice, cioè lavorare su sé stessi cercando di eliminare l'egoismo e la durezza di cuore, affinché questo germe della grazia possa espandersi e diventare un albero carico di frutti, cioè di opere buone.
Il cuore umano non è una realtà statica, ma in continua evoluzione. "Rinascere dall'alto", come diceva Gesù a Nicodemo, è diventare sempre qualcosa di meglio, significa realizzare quel regno dei cieli che è già dentro di noi, e non è di là da venire, dopo che saremo trapassati.
Scrive M. Nicoll: "L'evoluzione interiore è divenire sempre qualcosa di meglio, cioè essere sempre di passaggio e realizzare le varie potenzialità della nostra anima". L'uomo non è solo ciò che è, ma ciò che può diventare sotto l'azione della grazia: posso rimanere bruco, ma posso anche diventare farfalla, quello dipende dalla nostra buona volontà, ma se rimaniamo bruchi non diventeremo mai farfalle e perdiamo così la possibilità di una trasformazione più elevata.
In fondo la vita esteriore è solo ciò che è, ma la vita interiore è tutto ciò che uno può divenire.
Se l'uomo cambia la sua condizione "dentro", cambia anche il rapporto con le cose "fuori". Il problema è quando uno non vuole cambiare dentro. E' soddisfatto di ciò che è e non pensa (o non vuole) che ci sia qualcosa da cambiare. Allora non c'è rimedio alla situazione. Vuole essere migliore, magari, ma non "un altro". Vuole essere lo stesso uomo, riveduto e corretto, ma non rinato dall'acqua e dallo Spirito.
L'insegnamento di Gesù non riguarda lo stesso uomo con qualche variante, ma un uomo nuovo, rinato.
L'uomo inizia a cambiare quando comincia a vivere in modo diverso "dentro"; ad amare, pensare, desiderare e sentire in modo diverso. Il rapporto con sé stessi e con gli altri, si modifica quando c'è questo cammino interiore. E' l'interiorità che determina tutto, dalla nostra conversione alle sorti dell'umanità. Se avessimo potere sull'atto interiore di volontà di una persona, potremmo cambiare le sorti dell'umanità. Se potessimo orientare verso il bene la volontà di chi vuol fare il male, cesserebbero immediatamente le guerre e ogni genere di ostilità, su tutto il globo.
Se vogliamo fare, fin da ora, l'esperienza del regno dei cieli, dobbiamo cambiare "dentro". Allora rinasceremo dall'alto e diverremo quell'uomo nuovo che è nascosto nelle profondità del cuore di ognuno di noi.