| Omelia (02-03-2008) |
| Wilma Chasseur |
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...E l'acqua aveva aspetto di luce Domenica scorsa Gesù disse di essere l'acqua viva, oggi dimostra di essere la luce del mondo, guarendo il cieco nato. E ancora una volta - come nella maggior parte dei casi- guarisce di sabato, infrangendo la legge. O meglio, la concezione della legge che avevano i farisei. Guarendo di sabato Gesù vuole dimostrare di essere Signore e padrone anche del sabato, e lungi dal volere trasgredire la legge, vuole solo ribadire come la legge debba essere al servizio dell'uomo e non l'uomo al servizio della legge! Anche il codice di diritto canonico - quindi raccolta di leggi- inizia con questa stupenda premessa: "Salus animarum suprema lex" (la salvezza delle anime è la suprema legge). E Gesù questo lo dimostra in ogni guarigione, quando dice: "Và e non peccare più". Segno evidente che la guarigione del corpo è solo un mezzo o uno strumento di cui si serve per salvare l'anima. Oggi vediamo dunque il cieco nato che viene guarito senza averlo neanche chiesto! In altri episodi di guarigione, quando Gesù passava tra la folla, vedevamo i malati - storpi o ciechi o paralitici- manifestare a gran voce il loro desiderio di essere guariti da Lui: "Signore che i nostri occhi si aprano" (Mt 21, 29). Ma questa volta è Gesù stesso che prende l'iniziativa, senza neanche aspettare la richiesta. Quante volte anche noi siamo stati guariti da durezze e cecità che neanche sospettavamo di avere, crogiolandoci nella convinzione di essere bravi, buoni e belli, tutti a puntino e tutti come si deve! Quante volte l'irruzione della grazia, o più banalmente, di una contrarietà o di un fuori programma, ci ha tolto brutalmente questa illusione! E ci siamo visti con le nostre cecità e le nostre storture da raddrizzare E solo dopo, abbiamo compreso che Dio aveva permesso quella contrarietà, proprio per rivelarci la nostra cecità e guarircene. Gesù in questo Vangelo, infrange doppiamente il sabato perché, non solo guarisce (cosa che aveva fatto tante altre volte), ma fa anche del fango e lo spalma sugli occhi del povero cieco, ciò che era proibito fare di sabato perché era considerato un lavoro. E così i farisei se la prendono sia col povero cieco che con i suoi genitori, ma mentre questi ultimi hanno paura di testimoniare a favore di Gesù, per timore dei Giudei, il simpaticissimo cieco guarito lo difende a spada tratta... Gli dicono i farisei: "Quest'uomo non viene da Dio perché non osserva il sabato. Tu che dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?". Ma questi rimanda al mittente tutte le loro domande e obiezioni e fa loro anche la predica dicendo pressappoco così: "Ma come, voi dottori della legge che studiate e scrutate le Scritture, dovete chiedere proprio a me se sia un profeta o no?! Dovreste saperlo da tempo! E' proprio strano che non lo sappiate, ma il peggio è che dite addirittura che è un peccatore, mentre sappiamo benissimo che - da che mondo è mondo- non s'è mai visto uno che non sia da Dio, ridare la vista a un cieco nato. Volete forse diventare suoi discepoli anche voi?" Stupendo sermone, ma per niente apprezzato dai "dottori" che si vedono così magistralmente catechizzati da un povero pezzente. E infatti lo cacciano fuori. I veri ciechi erano dunque i farisei che credevano di sapere tutto sul Messia: chi dovesse essere, cosa dovesse fare e quando lo dovesse fare (soprattutto mai di sabato!), che dovesse dire e come lo dovesse dire ecc. ecc. E così non poterono ricevere nessuna illuminazione, perché come ben si sa, la cosa più difficile - se non impossibile- da imparare, è proprio quella che si è convinti di sapere già! Questo ci dimostra che per poter ricevere la luce e saper riconoscere la verità, dobbiamo essere purificati nel cuore e lavati nell'acqua della grazia. Esperienza vissuta in pienezza da uno dei più grandi mistici di tutti i tempi - San Simeone il Nuovo Teologo (l'enfant terrible de l'Eglise d'Orient)- che la descrive in termini di straordinaria bellezza: "Io vidi, attraverso l'acqua, brillare gli splendori che mi avvolgevano e i raggi del suo volto; e fui fuori di me nel vedermi lavato nell'acqua che aveva aspetto di luce". |