| Omelia (23-06-2002) |
| padre Paul Devreux |
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Mt 10,26-33 Nel Vangelo di questa Domenica, per tre volte, Gesù c'invita a non aver paura. E' importante renderci conto di quanto le paure condizionano la nostra vita e le nostre scelte. Dio mi vuole bene, sono una sua creatura. Perché m'invita a temerlo, se è vero che mi vuol bene?". Se Gesù dice queste cose, un motivo ci deve essere. Probabilmente lo dice perché si rende conto che vivo sotto la schiavitù della paura della morte, vale a dire di tutto ciò che in qualche modo può nuocere alla mia vita, e mi vuole aiutare. La paura è un freno salutare, in tante situazioni, ma se diventa il motore della mia vita, non vivo più. L'opposto della paura è la fiducia. E' difficile dare fiducia alle nostre sicurezze (parenti, amici, cose, salute.) perché l'esperienza c'insegna che in un attimo possono svanire. Per ciò vivo l'insicurezza e le paure prendono il sopravvento nelle mi decisioni. La conseguenza è che non posso più fare il bene che desidero fare, perché devo pensare a difendermi. Gesù m'invita a temere Dio, che mi vuole bene, guardando a lui, cercando di dipendere il più possibile da lui, per non dipendere da ciò che mi trasmette insicurezza. Primo segno che sto riuscendo a temere Dio più degli uomini, è che ne parlo. Se non ne parlo significa che l'amor proprio, ovvero la paura, mi domina. Signore liberami dal dominio della paura. Donami di vedere sempre meglio la tua presenza in questo mondo. |