Omelia (25-07-2010) |
don Giovanni Berti |
Una preghiera povera di parole ma ricca di Dio Clicca qui per la vignetta della settimana. Questa domenica in parrocchia, abbiamo rinnovato ancora una volta l'invito ai ragazzi e animatori che partecipano al grest estivo di venire tutti insieme alla messa delle 11.15. Anche le scorse due domeniche abbiamo fatto lo stesso invito. La partecipazione è stata un po' scarsa, bisogna ammetterlo: una ventina di ragazzi in tutto su più di 190 che ogni giorno giocano e corrono nei nostri ambienti parrocchiali. Questa volta, d'accordo con gli altri responsabili, abbiamo aggiunto uno stimolo in più a partecipare: chi verrà alla messa con la maglietta del grest, riceverà al termine un ghiacciolo. Chissà se funzionerà e avremo così più ragazzi... Mi viene un po' da sorridere al pensare a questa forma di "motivazione" non molto spirituale sulla quale puntare ad una maggiore partecipazione alla messa. Ovviamente stiamo parlando di ragazzi che, come ben sappiamo, sono generalmente "allergici" alle lunghe preghiere e soprattutto alla "temutissima" messa domenicale. Il brano del Vangelo di questa domenica inizia con una richiesta specifica fatta a Gesù ("insegnaci a pregare"). I discepoli vedendo Gesù che prega, gli domandano come pregare allo stesso modo. Chissà quale tipo di risposta si aspettavano. Forse una serie di tecniche di meditazione particolarmente efficaci, oppure una lista di preghiere più o meno lunghe da recitare in diverse circostanze... Gesù si limita ad insegnare loro questa breve preghiera (qui nel suo Vangelo, Luca riposta una versione ancora più corta rispetto al racconto che fa Matteo). Non insegna tecniche di meditazione, e nemmeno una liturgia complicata e lunga con la quale avvicinarsi a Dio, ma va' all'essenziale. Potrebbe quasi bastare la parola iniziale della preghiera insegnata, che da senso a tutto il resto: "Padre". Gesù non insegna preghiere, ma insegna l'atteggiamento profondo della preghiera, che è la fiducia in Dio. Senza questo senso profondo di fiducia, anche le preghiere più lunghe non servono, anzi diventano inutili. Non è importante come e che cosa si prega, ma il perché! E il perché è proprio questa crescita della presenza di Dio nel cuore di chi prega. Riporto qui sotto quella famosa preghiera di Charles De Foucauld, che davvero riesprime con parole diverse lo spirito della preghiera di Gesù. Parole diverse, ma identico l'abbandono al Padre che le motiva. "Padre mio, io mi abbandono a Te, Clicca qui per lasciare un commento. |