Omelia (06-07-2008)
don Luciano Sanvito
Dal "giogo" al "gioco"

Da un "GIOGO" a un "GIOCO".
Già...
Per gli intelligenti e i sapienti della terra e secondo il mondo, che cos'è la fede se non questo "giogo": un pesante fardello si se stessi e da porre con serietà estrema e pesantezza anche agli altri?
Una fede stanca e assillante dove la troviamo, se non in quella realtà religiosa nella quale chi è intelligente si mostra maestro e detta a chi è ritenuto piccolo e ignorante, incapace di accogliere e di vivere il Vangelo?
Serietà, pesantezza, astrattezza, e sopratutto: sempre meno gioia!
Un giogo da tirare avanti come asini, senza senso e senza meta, spesso sotto le assillanti formulazioni e ritualità che giacciono come una coltre di tenebra, quasi un'ombra di morte.
Spesso il richiamo della crisi di una religione fatta così non è interpretato come un segno per la revisione, per un esame di coscienza umile e prezioso.

Un "gioco" ci viene proposto, da questo Vangelo: quello della fede come avventura della gioia, della serenità che attraverso Gesù ci viene garantita anche nei momenti che parrebbero i più tenebrosi e tetri: no, la gioia è sempre garantita.
Non la gioia del mondo, certo, ma quella di essere sempre in gioco con Dio, nelle avventure che la vita ci riserva.
ALLORA, CON QUESTO GIOGO SOAVE, IMPAREREMO A METTERCI IN GIOCO ANCHE CON LA MORTE.