| Omelia (16-12-2009) |
| Casa di Preghiera San Biagio FMA |
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Commento su Luca 7,19 Dalla Parola del giorno "Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?" Come vivere questa Parola? Oggi la liturgia mette in risalto l'interrogativo di Giovanni Battista, domanda di fondo per gli ebrei di quel tempo e gli uomini di ogni epoca della storia: "Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?" Nel momento del battesimo di Gesù, Giovanni aveva intuito qualcosa della missione di suo cugino ma adesso in catene, e forse spinto anche dai suoi discepoli, sollecita una parola di conferma: Gesù è il messia o egli è un altro profeta che prepara la strada al messia? I discepoli di Giovanni arrivano da Gesù proprio nel momento in cui stava guarendo"molti da malattie, da infermità da spiriti cattivi e molti ciechi". Gesù non dà loro una risposta diretta ma li invita ad interpretare le sue azioni a confronto con i segni messianici annunciati dai profeti come Isaia 58,6ss: "scogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi, e spezzare ogni giogo, dividere il pane con l'affamato, introdurre in casa i miseri, senza tetto, aestire uno che è nudo...". Per Giovanni la risposta è chiara. Ora egli può cantare come il vecchio: "Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola" (Lc 2,29). Per i discepoli di Giovanni e per la folla, la risposta è una rivelazione della verità di Gesù, e un forte invito alla fede e alla conversione di vita. Oggi, nella mia pausa contemplativa, gioirò con i discepoli di Giovanni per questa chiara rivelazione del regno di Dio in Gesù! Prego con cuore sincero: Signore Gesù, venga il tuo regno: in me, nella mia famiglia, nella mia comunità, nel mio posto di lavoro e di studio. Vieni, Signore, perché sia la Pace! La voce di un testimone di oggi Tra la missione di Giovanni Battista e quella di Gesù è avvenuto qualcosa di così decisivo da costituire uno spartiacque tra due epoche. Il baricentro della storia si è spostato: la cosa più importante non è più in un futuro più o meno imminente, ma è "ora e qui" nel regno che è già operante. Raniero Cantalamessa |