| Omelia (02-06-2002) |
| padre Paul Devreux |
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Gv 6,51-58 Gesu' dice: "Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivra' in eterno".E noi cerchiamo di capire cosa significa. A me sembra che il modo piu' semplice per capirlo e' quello di pormi questa domanda: "Io potrei dire una cosa del genere a qualcuno?" Per fare un'affermazione del genere bisogna essere o molto presuntuosi, o molto umili. Se lo dico io, e' presunzione; ma se lo dice il figlio di Dio, e' umilta', e' segno di disponibilita' al servizio. Gesu' non ha bisogno di noi, eppure si mette al nostro servizio. Egli nutre la nostra vita con tutto se stesso, un poco come lo hanno fatto i nostri genitori, dedicandoci anni di sacrifici, energie e attenzioni. La differenza tra l'uno e l'altro e' che i genitori ci hanno messo in condizione di poter vivere, Gesu' ci mette in condizione di sopravvivere anche alla morte. Ma insisto con la domanda: Perché io non posso dire cio' che dice Gesu'? E' ridicolo persino il porsi questa domanda, ma io ritengo che e' bene farsela, proprio perché da questo confronto, che mi mette a disagio, capisco sempre meglio chi sono io e chi e' lui. Capisco per esempio che io non sono capace di gratuita' e nemmeno di dare la vita fino in fondo come lui ha fatto. Mi accorgo che non ho in me l'energia necessaria e sufficiente per poter sopravivere in questo mondo, figuriamoci se posso nutrire altri. Per cio' ho bisogno di nutrirmi dell'Eucaristia, del suo corpo e del suo sangue; per avere in me la fonte della vita che mi comunica la capacita' di vivere e amare. Signore grazie, perché oltre a scegliere di venire a stare con noi con la tua incarnazione, hai anche scelto di rimanere con noi, per continuare a nutrire la nostra vita con la tua presenza. |