Omelia (18-07-1999)
mons. Antonio Riboldi
Il regno dei cieli è simile al lievito

Ha fatto scalpore a livello nazionale una notizia che aveva dell'inverosimile. Si era alla fine dell'anno scolastico. In Campania, in tante scuole, tra le altre attività, si concludeva una certa solennità e con manifestazioni varie una serie di iniziative che il Provveditorato aveva promosso da due anni e che avevano come fine quella di "formare una coscienza civile contro la criminalità organizzata". Anche noi Vescovi, fin dal 1982 avevamo indicato nella scuola un luogo privilegiato per formare gli alunni ad un concetto di vita e soprattutto ad una esperienza di vita che privilegiasse l'amore come forza e dignità dell'uomo. Amare è la sola luce dell'anima e dell'uomo. "Vera nobiltà dell'uomo, vera grandezza dell'uomo, sola ricchezza, è ogni atto di amore, anche il più piccolo che si possa fare". "Degrado dell'uomo, che non dà alcun prestigio, ma suscita solo compassione, è qualsiasi atto di violenza che si compie contro l'uomo". Erano un poco le linee fondamentali su cui si voleva costruire una coscienza nuova negli alunni di ogni ordine e grado.
Se si potesse raccogliere la vastissima documentazione dei lavori fatti, delle inchieste compiute, delle proposte avanzate, dei piccoli lavori teatrali allestiti in cui si metteva alla gogna ogni criminalità, dei libri artigianalmente messi insieme da circoli didattici o scuole medie o istituti superiori, verrebbe fuori una nuova coscienza di civiltà dell'uomo davvero storica.
Anche se con ritardo la camorra intuì il pericolo che conteneva, per il "ruolo che credeva di assumere nella coscienza di tanta gente", questa educazione capillare e passò direttamente a pesanti minacce rivolte un poco a tutti coloro che avevano a che fare con tale educazione. Le minacce si potevano riassumere in questa frase: "A scuola non si parli di camorra" che è quanto dire a noi educatori "giù le mani dalla coscienza o dalla speranza di un domani dignitoso". Conosciamo di persona quanto sia illimitata la violenza e prepotenza della malavita organizzata. Conosciamo sempre di persona quanto sia cieca ed irrazionale, pronta ad ogni vendetta perché dell'uomo non ha alcun rispetto. Ma non si doveva accogliere la minaccia. Il farlo sarebbe stato aprire il campo a chi semina la zizzania, rovinando o impedendo il raccolto che può essere buono: e noi avremmo finito di essere "lievito e sale della terra". Temevamo la paura dei genitori, insegnanti o altri: che non ci fu se non in minima parte.
Ricordo che, proprio in quei giorni di minacce, fui invitato in manifestazioni per una coscienza cristiana contro ogni violenza: e furono manifestazioni affollate, con tutta la vivacità che conoscevo da tempo. Era bello vedere tanti fanciulli, adolescenti e giovani ergersi con entusiasmo a voler affermare la gioia di vivere in libertà, amore, verità e giustizia lontani da ogni forma di cattiveria che offenda o diminuisca l'uomo. Era come ammirare un mattino di "resurrezione", di "novità." profondamente radicata nelle coscienze che sano ancora "campi buoni per il seme della parola".
Sono abituato, alla fine degli incontri, a lasciare come una traccia di riflessione da tenere sempre presente come punto di riferimento in qualunque età e momento della vita: "Un giorno capirai che morire non è smettere di vivere, ma è smettere di amare".
Ho voluto ricordare tutta questa attualità, meditando il Vangelo: "Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo. Il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del regno. La zizzania sono i figli del maligno e il nemico che l'ha seminata è il diavolo" (Mt 13, 24-43).
Mai come ai nostri giorni vi è un gettare errori, dubbi, addirittura mali che si insinuano nel quotidiano della vita di ciascuno, della famiglia, della società, al punto da soffocare a volte anche il buon seme.
Basta rendersi conto dell'enorme importanza dell'informatica che è detta la nuova caratteristica del nostro tempo.
Non c'è quasi più modo di difendersi da tutto ciò che radio, televisione, giornali, riviste, ci sfornano ogni istante: idee, sottili insinuazioni sulla verità, suadenti accoglienze del male che poi diventa sfacciata professione di immoralità che si credono civiltà necessarie. Il tutto pare una diabolica operazione di smantellamento delle linee di nobiltà che le mani di Dio avevano formato nel profondo della nostra coscienza e della nostra vita: fino al punto da ridurci "mostri", ma con occhi talmente appannati o stravolti da farci ammirare tali cose come bellezze. Bellezze agli occhi di chi? Impastate dalle mani di chi?
Si ha come l'impressione che la violenza della zizzania sia tanta e sottile che non risparmia più niente e nessuno, fino a penetrare nel sacro della Chiesa, nel sacro della famiglia, nel sacro delle comunità religiose, nel sacro della coscienza di ciascuno.
Tutto ciò – dice Gesù - è avvenuto o avviene, mentre tutti dormivano. Ed è vero. Credo che si è dormito troppo. O meglio si "sono chiusi gli occhi" su troppe cose che lentamente hanno demolito la cattedrale della nostra felicità e dignità. Quando si "tengono aperti gli occhi" e si grida al male come vere sentinelle dell'uomo, c'è il rischio che il mondo ci lanci minacce, come fa la camorra. L'importante è continuare a "tenere gli occhi aperti".