| Omelia (18-04-1999) |
| mons. Antonio Riboldi |
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Resta con noi, Signore Credo che tanti di noi abbiano seguito venerdì santo la Via Crucis presieduta dal S. Padre a Roma nella suggestiva cornice del Colosseo. Impressionava l'incedere affaticato del Sommo Pontefice, come se sulle sue spalle anziché la semplice croce che precedeva il piccolo corteo, si fosse posata la grande croce che stiamo vivendo nella Jugoslavia e nel Kossovo. Credo che nel suo cuore ci fossero tutti i volti delle centinaia di profughi, cacciati dalla propria terra, strappati ai ricordi. che sono il giornale della vita di ciascuno di noi, con violenza, convinti di non aver più posto in questa che continuiamo a chiamare civiltà con al centro il rispetto della persona umana, che è la creatura più cara al Padre, che le ha fatto dono della vita: così come spaccavano il cuore i bombardamenti che sono solo distruzione della vita. viaggio della morte tra gi uomini. Aveva il S. Padre alzato più volte la voce perché gli uomini cercassero le vie possibili e necessarie della pace, attraverso il dialogo, senza avere risposta. E doveva essere duro non vedere ascoltata la voce della ragione e della pace. Tutti forse ci aspettavamo un discorso "duro" che centrasse la circostanza. Ed invece, imitando Gesù che sulla croce non aveva altri. cui affidarsi se non il Padre, ripeté le voce di Cristo: "Padre, nelle tue mani affido il mio spirito". Come a dire "Ora, Padre, non rimane che affidare a Te, ogni desiderio ed invocazione di pace tra gli uomini". Non possiamo nascondere anche noi la tristezza nel vederci impotenti di fronte ad una violenza che anziché dare segni di resipiscienza, aumenta di intensità. Siamo un poco come quei due discepoli, di cui parla il Vangelo oggi. Forse fuggendo da Gerusalemme, dopo la morte del Maestro, erano in preda non solo della paura, ma dello smarrimento. Avevano forse fatto grandi, sogni vivendo a fianco del Figlio di Dio che aveva attraversato tutta la Terra di Dio, la Terra Santa, donando segni di amore nei miracoli, ma ancora guidando per mano noi uomini alla conoscenza del Padre che ci voleva di nuovo tutti figli, capaci di vivere una vita di bontà, come è per un figlio di Dio. Tutto sembrava finito sul Calvario, dove si era fatto buio alla morte di Gesù. Un buio che pesava su tutti gli uomini, ieri, e tutte le volte che si tenta di "crocifiggere Dio"; è questo avviene sempre là dove regna la violenza. Sennonché accanto a loro, senza farsi riconoscere, si affianco Gesù Risorto, che vedendo la loro tristezza chiese: "Che sono questi discorsi che state facendo tra di voi durante il cammino?" Ed essi si fermarono col volto triste, meravigliandosi che non fosse stato toccato dai motivi della loro paura e del loro smarrimento. "Tu solo - risposero, sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che è accaduto in questi giorni?" E raccontano in breve}la crocifissione di Gesù ed anche le voci che correvano sulla presunta resurrezione, narrata da alcune donne che, andando al sepolcro, lo avevano trovato vuoto. L'impressione, insomma, di una fine della speranza, squarciata da un annuncio che invece spalancava il cielo della vera speranza che mai più gli uomini di ogni tempo avrebbero potuto chiudere. Gli uomini sanno solo creare notti, ma non possono mai distruggere il giorno che è di Dio. Ed allora Gesù, come prendendo per mano la loro paura, spiegò il senso degli avvenimenti, fino a che giunsero ad Emmaus. E quando Gesù fece finta di continuare il cammino lo pregarono di restare: "Resta con noi Signore, perché si fa sera". Come è attuale questa preghiera, simile a quella del Papa "Nelle tue mani affido il mio spirito", e il Padre fece dono della resurrezione non solo per Gesù, Suo figlio prediletto, ma per tutti noi che da quel supremo gesto di amore che è stata la morte, siamo ridiventati figli. A tavola avvenne l'incredibile. Gesù prese il pane, disse la benedizione lo spezzò e lo diede loro. "Ed ecco si aprirono gli occhi e Lo riconobbero". Se è vero che la grande, abissale violenza in Jugoslavia e nel Kossovo ed in tante altre parti del mondo, ci mette addosso la paura che avevano i due di Emmaus, è meravigliosamente vero che la mobilitazione di carità in atto, per andare in aiuto alle centinaia di migliaia che sono come privati del senso della vita, ha il sapore di quello "spezzare il pane" di Gesù, che rimette nel cielo degli uomini, il sole al suo posto. "Resta con noi Signore, perché si fa sera". E tanti, ma tanti, hanno raccolto questo grido. Così oggi se da una parte ci assale l'angoscia per lo spettacolo di morte nei Balcani, dall'altra è come sentire raccontare l'aurora della resurrezione con la grande mobilitazione di aiuto; con le case che si aprono a chi non ha più casa; con il sorriso dato a chi non ha più sorriso: con l'aprire il cuore a chi crede non ci sia più cuore; con il mostrare ancora una storia fatta di amore e non solo di violenza. E la risposta della vita alla morte. Finiranno le atrocità; ma queste saranno vinte dallo "spezzare il pane" che siamo stati capaci di fare. Questo è il bello di noi uomini ed è il migliore cammino verso la pace. Ci viene da dire un grazie di cuore a tutti quei fratelli che spendono la loro vita per dare vita a chi la credeva persa. Grazie "Resta con noi, Signore!" |