| Omelia (11-04-1999) |
| mons. Antonio Riboldi |
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Apriamo le porte alla gioia A otto giorni dalla resurrezione era passata la grande paura negli amici di Gesù; ossia in quelli che Lui aveva chiamato perché "stessero con Lui" e poi "per mandarli". Avevano vissuto e visto l'incredibile agli occhi degli uomini. Nella loro semplicità e povertà, si erano lasciati prendere il cuore dall'invito che il Maestro aveva loro fatto: "Seguitemi, vi farò pescatori di uomini". Avevano abbandonato tutto, paese, abitudini, famiglia, persone care, sicurezza, per andare dietro a Lui. Lui era Tutto: già in questa loro povera vita, un cammino che doveva conoscere un punto di arrivo, ma soprattutto oltre la vita dove Gesù li avrebbe attesi per sempre. Era costato tanto lasciare tutto per puntare ogni gioia e sicurezza su di Lui. Veramente potevano dire: "Tu sei la mia vita altro io non ho". Ma forse era costato ancora di più la brusca prova necessaria perché si adempisse il progetto del Padre di riconciliare a Sé tutto il mondo: la morte di Gesù, il suo "fallimento" umano, quando ancora non avevano sperimentato che Gesù, "Via, Verità e Vita", portava diritto alla resurrezione, anche loro, nostra, all'eternità del Regno dei cieli dove il giorno, la felicità non conoscono più morte e tramonto. Subito dopo la resurrezione, "la sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato mentre erano chiuse le porte dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: "Pace a voi!". Detto questo mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono nel vedere il Signore. Gesù disse di nuovo: "Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, così anch'io mando voi". Dopo aver detto questo alitò su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi, e a chi non li rimetterete non saranno rimessi" (Gv 20, 19-31). Giovanni, testimone dell'irruzione di Gesù risorto nel cuore degli Apostoli ancora oppresso dalla paura, descrive la loro meraviglia con un verbo che è proprio di chi aveva la certezza che ciò sarebbe successo, capovolgendo tutte le logiche umane, distruggendo le paure, aprendo vie nuove ad ogni uomo che teme tutto sia un vicolo chiuso: ed il verbo che usa è "gioirono al vedere il Signore". Ora la prospettiva veramente cambia. Ora sanno cosa significhi "seguire Gesù". Voleva dire andare là dove Lui era andato, passare per dove Lui era passato; essere scherniti, flagellati, crocifissi ed il terzo giorno risorgere. Anziché fuggire, "gioiscono al vedere il Signore". Gesù vuole che la loro certezza sia piena, senza ombra di dubbi e per sempre. E mostra loro i segni inconfondibili della Sua Passione. Era proprio Lui: ma risorto. Come se Gli bruciasse il cuore che divenissero partecipi tutti gli uomini della buona novella e della gioia della resurrezione "alita su di loro" dando luogo alla solenne consacrazione che dà inizio alla loro missione. "Ricevete lo Spirito Santo. Ricevete le chiavi del regno... a chi rimetterete sarà rimesso...". Là dove Gesù risorge inizia la resurrezione degli uomini; là dove appare la gioia del Signore, questa è estesa a tutti i fratelli; là dove finalmente Cristo è Pace, vera pace, spunta l'alba della pace per gli uomini. Gli Apostoli sentono ormai di appartenere a quella resurrezione, a quella gloria, a quella pace che sanno di non poter tenere per sé come ricevuta, ma perché divenga "dono" per tutti. Da allora le "chiavi del Regno" date agli Apostoli cercano "la porta" di ogni uomo, non importa fino a che punto sia peccatore. Quella "porta" si deve aprire perché entri l'alba della resurrezione, la gloria del Padre, la pace di Cristo. Quante porte hanno aperto! Quante ne aprono anche ai nostri giorni. Ma quante rimangono sbarrate. A volte ci si chiede con amarezza perché tanti sono impenetrabili alla grazia dello Spirito Santo (o almeno così appaiono). E' il mistero del peccato del mondo che è però vinto dalla ricchezza della misericordia di Dio. A volte c'è di mezzo l'incredulità: come quella di Tommaso raccontata oggi. "Se non vedo, se non tocco". C'è nell'Apostolo quella mancanza di fiducia, di abbandono alla Parola che indurisce il cuore. Mentre il Signore ci chiede di avere "un cuore da bambini" per aprirci alle meraviglie del Regno dei Cieli. Gesù mostra di aver pazienza anche con questa debolezza. Si mostra a Tommaso, ai tanti "Tommaso" che esistono anche oggi, per poi sentirsi dire con confusione: "Signore mio e Dio mio". "Beati quelli - dice il Maestro – che pur non avendo visto, crederanno". Tra questi siamo noi. Credere alla resurrezione diventa per noi "modo nuovo" di vivere: ossia si sente che la nostra vita va oltre i ristretti orizzonti delle corte vedute ed ambizioni umane. Il traguardo è la Vita Eterna, la Gloria di Dio, la pace senza limiti della Casa del Padre. E il nostro cammino terrestre, un sofferto trasferimento da veri pellegrini. A volte ci sentiamo confusi, ma veniamo poi sostenuti ed illuminati dalla compagnia del Maestro. Come fu per i discepoli di Emmaus. |