| Omelia (28-03-1999) |
| mons. Antonio Riboldi |
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Domenica delle Palme "Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Betfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: "Andate nel villaggio che vi sta di fronte: subito troverete un'asina legata e con essa un puledro. Scioglieteli e conduceteli a me. Se qualcuno poi vi dirà qualche cosa, rispondete: Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà subito". Ora questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato annunziato dal profeta: "Dite alla figlia di Sion: Ecco, il tuo re viene a te mite, seduto su un'asina, con un puledro figlio di bestia da soma". I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l'asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla numerosissima stese i suoi mantelli sulla strada mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla via. La folla che andava innanzi e quella che veniva dietro gridava: "Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!" Entrato Gesù in Gerusalemme, tutta la città fu in agitazione e la gente si chiedeva: "Chi è costui?" E la folla rispondeva: "Questi è il profeta Gesù, da Nazaret di Galilea"". "Benedetto colui che viene nel nome del Signore". Fa persino tenerezza quell'agitarsi che fanno i bambini perché vengano benedette le loro palme. E non solo i bambini, ma anche gli adulti che guardano al ramoscello di olivo come una speranza, quella di vedere un poco di pace in questo tormentato mondo, in questa travagliata vita. Una volta benedetti i rami, vengono poi come divisi, fino a diventare poche foglie, che si disperdono nelle mani di amici, di passanti, di vicini per farsi augurio e volontà di amicizia, di pace. Non c'è posto oggi per grida di guerra. Almeno per oggi. Pare di rivivere ogni anno la scena evangelica: "La folla numerosissima stese i suoi mantelli sulla strada mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla via. La folla che andava innanzi e quella che veniva dietro gridava: "Osanna al fig1io di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore!"" Cosa vedevano mai allora in Gesù, in quel "piccolo", "povero" uomo, venuto da una terra dove non era possibile spuntasse qualcosa di buono; un uomo che non aveva alcuna potenza tra le mani? Un uomo che predicava la beatitudine della povertà, della misericordia, della sofferenza, della persecuzione, della fame di giustizia? Come riporre fiducia in lui? Aveva di forte solo l'amore; quello era grande, immenso, fino a dare la vita. Ma poteva egli assicurare, allora, la pace che forse la povera gente sperava? La giustizia che non era facile trovare per le strade di Gerusalemme, come per le strade del nostro mondo? Eppure Gesù ha sempre detto: "Io sono il principe della pace. Io vi do la mia pace". E' una domanda, una grossa domanda che ci poniamo anche noi, oggi: merita la nostra fiducia, ma tutta la nostra fiducia? E lui la pace che cerchiamo? Gesù non si lascia montare la testa dal trionfo che gli tributa la povera gente di allora; ha davanti agli occhi il prezzo che pagherà per amare, per dare la pace: la passione e morte sul Calvario. Sa solo che questo amore, donato fino all'ultima goccia di sangue, è l'unica via che può sconfiggere il male, fino a diventare vittoria e non per una sola volta, per un solo periodo della storia, per un solo uomo; ma per tutti gli uomini e per sempre. Ho sentito troppe volte una frase che rivela la nostra sensazione di sconfitta, di fronte al male che serpeggia tra di noi sotto mille forme; sempre nuove e terribili: "Crede lei nell'amore? Crede che la via dell'amore, della non-violenza, possa sconfiggere la violenza, piccola o grande che sia, individuale o organizzata? Non ha paura di soccombere di fronte all'enorme prepotenza della violenza?" E a pensarci bene la violenza dell'uomo, oggi, ha raggiunto forme gigantesche anche nella organizzazione: proviamo a pensare alla mafia, o alla guerra, qualsiasi guerra. Di fronte a tale prepotenza verrebbe la voglia di affidarsi all'ombrello di un'altra possibile violenza da opporre. E più sicuro forse, pensano in tanti, affrontare uno armato che ti vuole fare del male con un'arma tra le mani, che a mani vuote, con la sola arma dell'amore. E invece no. L'amore è la sola forma di vita che ci si possa offrire. Sempre. Forse l'amore, a volte, diventa sacrificio, come quello di Gesù sulla croce: ma è sempre un dare vita che fa germogliare la vita. Noi, oggi, siamo vivi della risurrezione di Gesù. Ma ci vuole dentro al cuore una illimitata fede; una infinità di amore per accettare di essere come dice di Gesù il profeta Isaia: "Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba, non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi" (Is. 50,4-7) Gesù sapeva, mentre viaggiava tra due ali di gente in festa, quello a cui andava incontro. Lo attendeva il tradimento di Giuda, la fuga dei discepoli, la solitudine della sua sofferenza, tutta la variegata sequela dei maltrattamenti, fino alla morte in croce. Il suo era un offrirsi, senza opposizione, alla violenza per sconfiggerla. Per questo ci possiamo affidare a lui, che si offre come nostra pace. Ma dobbiamo fare il cammino di penitenza e di conversione, con lui. Dobbiamo salire sulla sua croce per conoscere la risurrezione. Sulla croce dobbiamo mettere tutto ciò che è male in noi, senza alcuna resistenza o scusa. Se vogliamo la gioia dobbiamo pure avere il coraggio di crocifiggere ciò che ci fa soffrire. Ben volentieri, oggi, ci accodiamo al corteo in festa nell'accogliere Gesù. Anche noi agitiamo le nostre palme, agitiamo la nostra nostalgia di pace. Poi ci faremo condurre per mano da Gesù nel suo cammino di amore che si fa sacrificio, dono, pace: - Il Giovedì Santo, l'Amore di Gesù si fa eucaristia, forma e centro della nostra vita cristiana; l'Amore è un pane fatto a pezzi perché nessuno resti senza affetto; Amore, che si fa servizio; quel mettersi il grembiule davanti agli altri, sempre, qualunque cosa siamo chiamati a fare, ovunque. - Il Venerdì Santo, l'Amore si fa supremo dono: "Non c'è amore più grande di quello che dà la vita". - Nella Pasqua è partecipazione alla risurrezione, alla vita con Dio per sempre. |