Omelia (14-03-1999)
mons. Antonio Riboldi
Andò, si lavò e tornò che ci vedeva

Ha fatto molta impressione in tutta Italia, e non solo in Italia, la notizia della fede o della conversione del grande pittore Renato Guttuso. Molti si sono come scandalizzati, come se fosse un reato, una cosa brutta che squalifica l'uomo " entrare nella verità e nella luce". Altri si sono rallegrati. Ma i più si sono interrogati seriamente sulla presenza di Dio nella vita e nel mondo. E così, in un momento di "false religioni" e di cecità, chiamate visioni della vita, di illusioni definite e credute vere felicità o traguardi da proporsi, spunta prepotentemente ancora una volta e per fortuna di tutti, Cristo, luce del mondo. Leggendo i tanti commenti sulla fede di questo artista, ritrovata o sempre conservata, mi veniva in mente "il processo" che la sinagoga dei farisei fa al cieco nato che riceve la vista da Gesù. Non si vuole ammettere il miracolo anche se è sotto gli occhi di tutti. E il modo di testimoniare semplice, quasi sbalordito del cieco dalla nascita, assomiglia proprio alla sorpresa gioiosa di chi ritrova la fede. Avesse potuto dipingere un quadro Guttuso, nella pienezza della fede, certamente avrebbe dipinto questo quadro del Vangelo di oggi: e chissà con quale luce e colori!
La Quaresima provoca anche noi a ricordare il momento del Battesimo, in cui i nostri occhi sono stati come plasmati dal sacerdote perché si schiudessero alla luce che è Cristo.
Chi è un cieco nato? Uno che non sa cosa sia la bellezza delle creature illuminate; uno che vive senza poter dare volto alla persona che gli è accanto; al cielo, che gli splende sopra la testa, ai colori, che formano l'arcobaleno del creato, al fiore, che a volte sembra una nota del concerto dell'arte con cui Dio ha dipinto la sua opera; uno che soprattutto non sa cosa sia fissare negli occhi una persona cara e amarla. Deve essere di una tristezza profonda avere gli occhi e non vedere, affidandosi alla immaginazione, costretti a camminare per le vie con un bastone tra le mani, indovinando e non capendo gli ostacoli!
D'altra parte la persona che non ha la fede, che non conosce Gesù – la sola verità che illumina il mondo, dà senso ai fatti, spazio alla intelligenza, profondità all'amore, gusto a tutto ciò che siamo e facciamo, affetti compresi – che ne sa della luce? O meglio con quale luce cammina? O ancora meglio: alla luce di che cosa giudica le cose e vive?
Li conosciamo tutti questi "ciechi" che no "vedono" la bellezza del vivere, dando la loro vita perché gli altri siano felici; che non vedono la povertà dello spirito perché pieni della ricchezza del regno dei cieli e quindi annaspano tra mute ricchezze; che non vedono la felicità di essere amati da Dio, chiusi nel loro egoismo che è la perfetta cecità; che non vedono come la violenza sia la più tragica e grottesca potenza che si stagli su una montagna di morti e di gente che soffre; che non vedono neppure come il loro parlare sia un "bla-bla" destinato ad aumentare il già assordante rumore che è attorno; che non vedono, infine, che quella che loro chiamano civiltà è una tragica fiera delle vanità.
Chi rompe questa cecità è Gesù, la luce; come ha fatto con il cieco nato. Non sappiamo cosa, il cieco nato, abbia pensato della bellezza del creato che finalmente scopriva; immaginiamo la nausea di trovarsi di fronte alla ottusità dei farisei che, anziché glorificare Dio per quanto aveva fatto, lo scacciano dalla sinagoga come un bestemmiatore. Ma sappiamo che i suoi occhi finalmente si sono riempiti di luce quando hanno visto in faccia la sua salvezza: Gesù Cristo. "Tu credi nel Figlio dell'uomo?" gli chiede Gesù. "E chi è, Signore, perché io creda in lui?" Gli disse Gesù "Tu l'hai visto: colui che parla con te è proprio lui". Ed egli disse: "Io credo, Signore!". E gli si prostrò innanzi (Gv 4,35-39).
"Vedere" così la vita, noi stessi, illuminati dal volto di Dio, è "vedere la vita" in ben altro modo. Basta chiederlo a chi di noi ha la vera fede. "Vede" persone, fatti, avvenimenti, anche i più tristi, con una luce diversa, la luce della verità. E camminano nella vita, andando diritti per i sentieri del Signore, come seguendo un fascio di luce che non permette di perdersi.
Nel Battesimo abbiamo ricevuto questa luce. Ora, dovremmo poter dire: "Noi vediamo!" Ma è così? Basterebbe per un attimo considerare come ci comportiamo, cosa pensiamo, come amiamo, quale luce o non luce è dentro di noi. Chi siamo? Gente illuminata o gente che brancola nel buio? Veggenti o ciechi dalla nascita? Siamo qui, allora, a chiedere a Gesù che si compie il miracolo. "Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: "Va' a lavarti nella piscina di Sìloe (che significa 'Inviato')". Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva".
Quanta voglia, diciamolo francamente, di poter, finalmente, "vedere" con la luce della verità, di Cristo! Non ne possiamo più di brancolare o vedere alla maniera degli uomini. Chiediamo di vedere il volto di Dio.