| Omelia (07-03-1999) |
| mons. Antonio Riboldi |
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Se tu conoscessi il dono di Dio! Il racconto dell'incontro di Gesù con la Samaritana, accanto al pozzo di Giacobbe, che Giovanni presenta con particolari quasi da cronista, per non farsi sfuggire neppure una briciola della bellezza che contiene, è una perla del Vangelo e va bene per il nostro cammino quaresimale verso la Pasqua. Lei, una donna samaritana, appartenente a una razza eretica, e quindi maledetta ai suoi tempi e per di più una donna, notoriamente peccatrice. Ce n'è abbastanza per farci vedere in lei tutti i pezzi di stracci che volano per aria e che sono le storie delle nostre debolezze e peccati. Va ad attingere acqua, e l'unica sorgente era quel pozzo posto nell'aperta campagna. La possiamo tranquillamente immaginare, tutta presa dai suoi pensieri, forse dalle sue preoccupazioni; o forse addirittura a percorrere, nauseata, le vie della sua vita di donna che si doveva vendere al piacere dell'uomo. Una donna che forse avrebbe voluto un'altra vita e si trovava tra le mani quella vita, che aveva il sapore dell'acqua amara delle cisterne screpolate. Lui, Gesù, stanco del viaggio attraverso la Samarìa, ha sete. Si ferma vicino al pozzo anche lui, la sorgente di acqua viva. Non bada a differenze sociali, a divisioni etniche o altro: fa finta di non accorgersi di trovarsi di fronte a una donna e per di più samaritana e peccatrice pubblica. Era una donna bisognosa d'acqua e basta. E la provoca, chiedendole da bere. A lui bastava poco per dissetarsi. A quella donna, con molta affabilità, senza alcun pregiudizio, veniva chiesto tanto poco: una coppa d'acqua; un gesto di bontà; un piccolo dono. Incredibilmente la donna mostra astio, arroganza, quasi dimenticando la sua naturale tenerezza di donna che, di fronte al bisogno dell'uomo, si fa madre. Era l'amarezza che occupava il primo posto. E Gesù, a questo punto si fa Messia, ossia mano tesa del Padre che non guarda in faccia alle nostre malvagità, ma vuole liberarci da esse. "Non sono venuto per giudicare, ma per salvare" dirà Gesù. "Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice "dammi da bere!", tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva" (Gv 4,1-25). E la donna, quasi a schermirsi da questa mano che le viene tesa: "Non hai neppure un mezzo per attingere acqua, da dove prendi quest'acqua viva?" E' facile immaginare, a questo punto, come lo sguardo di Gesù entri profondamente in quello della donna, come un fascio di luce, quella vera, quella che si fa strada tra le pieghe malate dell'anima e sfoglia a una a una le pagine di una storia tutta sbagliata, mettendole sotto gli occhi il profondo male; pagine che cadono a una a una come dannose squame che impediscono la vista. La Samaritana è una donna che si lascia come processare da un cuore che non ha astio, ne voglia di condanne, ma solo il desiderio di salvare. A un certo momento in quella donna deve essere spirata aria di risurrezione, di vita nuova, di gioia infinita, come avviene sempre quando Dio riesce a mettere piede nel cuore dell'uomo che si lascia convertire a lui. Sentì in lei quella sorgente di acqua viva che ti disseta per sempre; nello stesso tempo era una sorgente che zampillava per la vita eterna. Tanto da lasciare la brocca e correre in città per annunziare alla gente, con la freschezza dell'evangelizzatore, quell'incontro, casuale agli occhi degli uomini, non a quelli di Dio che conosce i tempi e i momenti del suo incontro con noi. Come vorremmo anche noi che oggi fosse il nostro "momento" per incontrare la grazia di Gesù, vicino a un pozzo qualunque; forse accanto ai pozzi di acqua avvelenata su cui ci avventiamo ogni giorno per dissetare la nostra sete di amore, di felicità, di santità o chissà di quale altra sete, forse innominabile. Quante volte ci sentiamo come "la cerva che anela per la sete"! E non ci vengono offerte o, forse, non cerchiamo noi stessi altro che cisterne avvelenate. Ma oggi vien voglia di fare come Mosè; battere, nel nostro cammino nel deserto, sulla roccia dell'Oreb, quasi a provocare il Signore: "Sei in mezzo a noi si, o no?" E poi anche noi farci fissare negli occhi da Gesù; farci sfogliare la nostra vita, così com'è, senza vergogna; leggerla alla luce del suo sguardo che è solo amore; in altre parole farci amare da lui, fino a divenire, come la Samaritana, creature nuove con dentro di noi "una sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna". La Quaresima che viviamo è proprio l'occasione di quest'incontro, di questa sosta con Gesù. Egli si fa trovare, se lo vogliamo; basta uscire "dalle nostre abitudini", "sedersi vicino al pozzo della sua parola e della preghiera" e poi... lasciare che lui ci ami. Senza alcuna paura di essere sanati. E' la sola sete che dovremmo avere tutti. |