| Omelia (24-03-2002) |
| mons. Antonio Riboldi |
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Benedetto colui che viene E' veramente difficile scrivere parole di pace, come dovrebbe invece avvenire oggi, domenica delle Palme, inorriditi e sconvolti dalla violenza che, ancora una volta si è scatenata all'improvviso con l'omicidio del Dott. Biagi a Bologna. Stiamo certamente vivendo un momento di confronto su temi che sono le fondamenta di una comune convivenza, fondata su verità, libertà, giustizia e solidarietà, fondamenti necessari per ogni democrazia. Difesa del lavoro e voglia di crescita di economia e benessere si stanno affrontando. Nessuno è disposto a fare un passo indietro. E questo passo indietro non credo proprio debbano farlo i più deboli, ossia chi lavora e vede nel lavoro la possibilità di realizzare, in qualche modo, i sogni della propria vita, ossia la famiglia, la serenità del domani. L'importanza di "stare al passo con l'economia dell'America o dell'Europa", è certamente un grande ideale: ma l'uomo, nella sua dignità di diritti e doveri, che si realizzano appunto nel lavoro, ha il dovere della priorità. Ed è il segno di una autentica democrazia, la possibilità di confrontarsi e battersi su questi temi anche duramente, ma senza mai mettere in discussione la civiltà dell'amore, che è la base di ogni democrazia. Volere a tutti i costi trasformare un conflitto di civiltà in un motivo di violenza o scontro, mettendosi gli uni contro gli altri, è davvero il mezzo non solo per negare la democrazia, ma anche aprire la via alla violenza. Come è accaduto. E pensando all'omicidio di Marco Biagio, mi vengono in mente le accorate parole che Paolo VI, al tempo del sequestro di Aldo Moro, rivolse ai terroristi: "Scrivo a voi, uomini delle Brigate Rosse...Già troppe vittime dobbiamo piangere e deprecare per la morte di persone impegnate nel compimento di un proprio dovere. Tutti noi dobbiamo avere timore dell'odio, che degenera in vendetta, o si piega a sentimenti di avvilita disperazione. E tutti dobbiamo temere Iddio vindice dei morti senza causa e senza colpa. Uomini delle brigate rosse, lasciate a me, interprete di vostri tanti concittadini la speranza che ancora nei vostri animi alberghi un vittorioso sentimento di umanità" (21_4_1978). Forse, anzi certamente, trova una sua più nobile interpretazione la festa della domenica delle Palme che stiamo celebrando: una domenica che apre le porte verso la settimana santa: una settimana che racchiude in breve spazio l'infinito amore di Dio: un amore che ha voluto attraversare davvero le vie del dolore umano, tante volte senza speranza, per infondere con la Resurrezione, quell'immensità del Cielo di Dio, dove pare danzino tutte le gioie e le speranze dell'uomo, di ieri, oggi e sempre. Il Vangelo così ci immette nell'apparente giorno di trionfo di Gesù. E' un trionfo che per le vie di Gerusalemme non doveva trovare spiegazione. Ma è mai possibile essere dei grandi della storia, degli uomini potenti, secondo la misura dell'uomo, fare una entrata trionfale nella Gerusalemme, che trasudava voglia di potenza, di superbia? Ci poteva essere posto nella stima per un profeta, Gesù, che aveva scelto come carro di trionfo il più modesto degli animali, l'asina destinata a suscitare solo ilarità? Eppure Gesù, il Creatore del mondo, il Verbo incarnato, il Dio della pace e dell'Amore, non ha mai voluto conoscere le vesti della stupidità umana che troppe volte si lascia incantare dalle apparenze e non dalla immensità del cuore. Si è sempre presentato, anzi ha voluto essere tra noi l'ultimo, che è la verità dell'uomo peccatore, di fronte a Dio, per mettere una volta per tutte la parola fine alla superbia e indicare la via d'oro di Dio, che è la umiltà, la povertà e la carità. E allora quell'asina era la sola maniera di indicare quanto è grande l'amore, svestito da ogni egoismo. Lo compresero subito i "poveri di spirito", ossia quella gente che non si ferma alle apparenze, ma come ispirata da Dio, gli si fa incontro e lo porta in trionfo. Lo compresero tutti i cristiani che, nella vita, si sono sempre lasciati prendere la mano dalla semplicità di cuore, dalla povertà di spirito, che si fa dono per chi non ha dono, per i puri di cuore che sanno leggere nel cuore di chi veramente li ama, Dio, di chi insomma, come i poveri di Gerusalemme sa vedere il volto di Dio. Questa moltitudine di ieri, di oggi, di sempre, è pronta a stendere i suoi mantelli sulla strada su cui passa Gesù, "mite e umile di cuore" mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla via. La folla, che andava innanzi e quella che veniva dietro, gridava: "Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nell'alto dei cieli". Si scandalizzano i "benpensanti farisei che muovono un rimprovero a Gesù che viene nel nome del Signore"; "Fa tacere, gli dicono, i tuoi discepoli!" E Gesù risponde: "Vi assicuro che se tacciono loro, si metteranno a gridare le pietre". Quel momento di festa lo viviamo tutti oggi nelle nostre Chiese. E vedere le nostre contrade riempirsi non solo di rami di ulivo o di palme, dà davvero il senso della gioia e della pace, anche se per i fatti di questi giorni è come se la gioia non riesca a nascondere tante lacrime. E' un giorno in cui tutti ci scambiamo il dono dell'ulivo, come augurio di pace. E quell'olivo domina e rimane nelle nostre case, come una incessante preghiera a Gesù. Paolo VI amava ripetere sulle piazze del mondo un grido ed una preghiera che davvero è la risposta alla nostra speranza: "A voi cristiani io ripeto il suo nome, a tutti l'annuncio: Gesù Cristo è il principio e la fine. l'alfa e l'omega: Egli è il Re del nuovo mondo: Egli è il segreto della storia; Egli è la chiave dei nostri destini, Egli è il Mediatore, il ponte fra cielo e terra. Egli è per antonomasia il Figlio dell'uomo, perché Egli è Figlio di Dio eterno, infinito; è il Figlio di Maria, la benedetta fra tutte le donne, sua madre nella carne e madre nostra nella partecipazione allo Spirito del Corpo Mistico. Gesù Cristo! Ci è necessario per essere uomini degni e veri nell'ordine temporale, e uomini salvati ed elevati all'ordine soprannaturale" (Discorso a Manila, 1970). Che l'ulivo benedetto che sicuramente sarà nelle vostre case, vi ricordi il bene della pace da costruire ogni giorno in famiglia e nel mondo. E....un grande augurio che viviate questa settimana santa, vicino a Gesù, che mostra nella Eucarestia, nella Passione e Morte quanto amore ha per noi e bussa alla porta del nostro cuore, perché Gli facciamo spazio, un grande spazio. Noi abbiamo tanto bisogno di Lui. Auguri. |