Omelia (10-03-2002)
mons. Antonio Riboldi
Ho tanta voglia di vederti

Scrive oggi S. Paolo agli Efesini: "Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce: il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità. "Svegliati, o tu che dormi, destati dai morti e Cristo ti illuminerà" (Ef.5,8-14).
Camminiamo davvero in fretta verso la S. Pasqua e quasi non ce ne accorgiamo che questa ci si fa incontro con tutto il grande scrigno di possibile gioia e speranza, sempre se abbiamo vissuto questo tempo di grazie, che è la Quaresima, con lo spirito di chi vuole entrare nella luce del Risorto. Forse ci sarà tra di noi chi non è ancora riuscito ad entrare nel grande dono della gioia vissuta dal figlio prodigo che, dopo aver creduto di trovare altre fonti di felicità lontano dal Padre, si accorse che solo "ritornando dal Padre e vedendo il Padre", lì era la festa. In questi casi è come se la falsa luce del mondo ci avesse talmente accecati da non farci più vedere il volto del Padre: come capitò ad Eva, tentata dal serpente, il più astuto degli animali. Questi la ingannò facendole credere che la gioia, l'infinita gioia, che deriva solo dalla immensa sete di essere amati e di amare, potesse avere la sorgente in ciò che non ha cuore, ossia nella superbia, nelle creature che hanno occhi e non vedono, hanno mani e non palpano, hanno orecchi e non sentono, hanno piedi e non camminano come afferma il profeta. Ed è necessario che noi usciamo da questa pericolosa e mortale cecità, perché abbiamo bisogno di vedere il volto del Padre: abbiamo bisogno di guardare negli occhi di chi veramente ci vuol bene, come solo Dio e i fratelli che hanno gli occhi pieni di Dio e quindi di amore, sanno fare. Abbiamo sete. Se davvero desideriamo che la vita sia la più dolce canzone del cuore, preghiamo con il desiderio di chi ha il cuore sincero: "Signore mostrami il tuo volto"? Incontrare due occhi che ti fissano, come ad accarezzarti l'anima, quando questa sente il disagio o il vuoto della vita: quando si ha la sensazione di non saper più vedere il volto della vita che ci dica cosa fare o dove andare, è davvero come ritrovare la gioia di vivere. Tanto che ci lasciamo guardare, senza paura, fino in fondo all'anima, ha la forza di perché sappiamo che quello sguardo ha la forza di ridonarci la vista. Ma è tanto difficile incontrare chi abbia ancora occhi per vedere Dio e gli altri, pur avendone tutti, senza eccezione, un gran bisogno. Siamo davvero stanchi di avere occhi solo per cose morte o per idoli che ti rubano l'anima. E' bello sentire a volte la persona amata dire: "Ho tanta voglia di vederti, perché vederti è dare senso gioioso alla vita" "Vedere una persona cara, mi diceva qualcuno, è come sentire cadere il rumore delle squame che via via si è posato sugli occhi fino a toglierci il gusto della vista e riempirsi di luce".
Gesù pur circondato da grandi folle, quando sceglieva qualcuno per invitarlo a seguirlo, lo fissava intensamente negli occhi. Così fece con la samaritana; con il giovane ricco; con Zaccheo e con tutti quelli che poi lo seguirono. I santi, o se volete i cristiani che davvero seguono Gesù, non riescono a staccare il loro sguardo dallo sguardo di Cristo, come l'innamorato non riesce a staccarsi dagli occhi di chi ama...come se questo fosse davvero senso della vita.
Oggi il Vangelo ci offre alla meditazione, il miracolo della guarigione "di un uomo cieco dalla nascita" "Finché sono nel mondo, risponderà Gesù ai discepoli, sono la luce del mondo". "Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: "Va a lavarti nella piscina di Siloe. Quegli andò e tornò che ci vedeva". Possiamo facilmente immaginare la sensazione di gioia come essere tornato alla vita, provata dal cieco, che ora vede. Ma è stata una gioia di breve durata perché immediatamente viene come sottoposto al processo degli uomini. Questi, invece di gioire, si abbandonano alla incredulità, fino quasi a dubitare della sua identità. Come se il cieco fosse persona diversa da quello che ora vedeva, Ma il cieco conferma la sua identità, forse stupito, giustamente, che invece di rallegrarsi con lui, la gente prenda le distanze da lui. I farisei, scandalizzati, come se qualcuno avesse "bestemmiato" il giorno di sabato ridando la vita ad un cieco, sottopongono il poveretto ad un vero processo. "Chi ti ha guarito non può venire da Dio, perché non osserva il sabato". Ma non scalfiscono il coraggio della verità del cieco: "E' un profeta". E la discussione finisce davvero male per quel cieco, che si vede cacciato nientemeno che dalla sinagoga, come uno scomunicato. "Gli stessi genitori, chiamati a testimoniare, si schermiscono in modo da non confessare la verità e la gioia di un figlio cui qualcuno aveva ridato la vista, chiedetelo a lui".
Deve essere stata una grande sofferenza, quella del cieco vedere la gente attorno a sé, che invece di unirsi a lui nella gioia, prende le distanze.
Ma nessuno riesce a riportarlo alla "cecità" propria di chi si discosta dalla verità per paura o altro. Finché incontra Gesù che gli dice: "Tu credi nel Figlio dell'uomo?" "E chi è, Signore, rispose, perché io creda in lui?" Gli disse Gesù: "Tu l'hai visto: colui che parla con te è proprio lui". Ed egli: io credo, Signore! E gli si prostrò dinanzi (Gv. 9,1-41).
E chissà quale gioia passò nell'incrociarsi degli occhi di Gesù con quelli del cieco dalla nascita. E' la gioia di chi ama. "Voglio vedere il tuo volto!"
Capita a tutti spesso di incontrare fratelli o sorelle, che hanno avuto il miracolo - lo chiamo così - di avere ritrovato la vista di Dio, dopo una conversione, una confessione, una revisione di vita e finalmente sono entrati nella luce. E' chiaro che il loro comportamento assume i contorni della luce. Dovremmo gioire tutti e chiedere come è riuscito questo nostro fratello o sorella a uscire dal buio della cecità ed essere illuminato.
Ed è facile invece che questo nostro fratello o sorella subisca "le scomuniche" della società perché chi "entra nella luce" dà sempre fastidio a chi ama la notte della vita. Ed è impossibile spiegarci questa contraddizione. Perché tutti sentiamo profondamente quella voce dentro che ci urla "Signore, mostrami il tuo volto". Così come tutti vorremmo incrociare il nostro sguardo con occhi che siano pieni di vera luce ed in cui fare riposare i nostri, stanchi di indifferenza, di dannose notti dello spirito.
La Quaresima potrebbe compiere in noi il miracolo ottenuto dal cieco del Vangelo. Ma abbiamo almeno il desiderio di farci riempire gli occhi dell'anima della luce di Cristo? Non è questione da poco, carissimi. Magari tutti entrassimo in quella luce! Il mondo cambierebbe volto e non sarebbe più mondo con "troppi ciechi", dannosi "ciechi", ma tornerebbe a essere l'Eden che è la sola nostra casa.