| Omelia (03-03-2002) |
| mons. Antonio Riboldi |
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L'incontro che tutti vorremmo Una delle caratteristiche del nostro tempo, che colpisce credo tutti, è notare come la gente viaggi, cammini, tante volte con il volto spento: o meglio con l'aria più che distratta, con il senso di vuoto o di ricerca, che è la natura dell'uomo vero. Ci sfioriamo in questo andare e venire, senza suscitare alcun interesse: quasi non accorgendoci che siamo vicini, fino quasi a toccarci. Si ha come l'impressione che pochi sulla nostra via suscitino interesse da fermarci. Così ci ripetiamo nei gesti quotidiani, a volte affannosi, necessari, ma che sappiamo sono la routine della nostra vita, senza sorprese, ma necessari, come quella di andare al lavoro, o fare la spesa, o tante altre cose. Vorremmo forse imbatterci in novità, che ci aiutino a uscire dall'apparente noia della vita. Ma chi può essere il "portatore di novità" che lasci, un segno di speranza? Durante il tempo santo della Quaresima, che stiamo vivendo (e prego proprio di cuore che non sia un tempo solito senza novità di vita, ma sia l'occasione di Dio per lei che mi legge: l'occasione che veramente incide profondamente nel cuore e doni speranze nuove) in tante comunità, piccole o grandi, si tentano incontri nelle Chiese, nelle case con l'ascolto della Parola, con inviti a gesti di solidarietà, che ci accostino alle povertà, che oggi ci assediano, meritando così misericordia. Si tenta insomma tutto, per rendere possibile all'uomo, di incontrarsi con Dio; confrontarsi con la Verità della vita, che solo Dio può comunicarci: e su quella Verità sintonizzare i nostri indirizzi, le nostre scelte. Si tenta tutto, insomma, per aiutare l'uomo a uscire dal buio dell'anima, per entrare nella luce di Cristo. Il Vangelo di oggi racconta uno degli incontri di Gesù fra i più belli. Una perla di vita da cogliere e contemplare fino a entrarci dentro per farla nostra. Racconta l'evangelista Giovanni. Gesù giunse ad una città della Samaria chiamata Sicar, vicino al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c'era il pozzo di Giacobbe. Gesù, stanco del viaggio sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. Arrivò intanto una donna di Samaria per attingere acqua. Le disse Gesù: "Dammi da bere". (Gesù era rimasto solo) perché i suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. La Samaritana rifiuta di offrire l'acqua a Gesù, "perché i Giudei non mantenevano buone relazioni con i Samaritani". Ed è davvero sconcertante che una donna, che di solito si distingue per la sua sensibilità, che la fa andare oltre a queste distinzioni, provocano dolorose separazioni, rimanga insensibile davanti alla richiesta di un poco di acqua di UNO che aveva sete, nell'infocato mezzogiorno della Samaria. Una insensibilità che non si riferisce a comprendere ieri e forse oggi, in tantissime altre situazioni, che assomigliano alla "sete di Gesù". Gesù non si scompone, ma rilancia una incredibile offerta: "Se tu conoscessi il dono di Dio e colui che ti dice: "Dammi da bere!" Tu stessa gliene avresti chiesta ed egli ti avrebbe dato acqua viva". E la donna, ancora rinchiusa nella sua mentalità tutta terra-terra, osserva, non si sa se con un velo di curiosità: Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo: da dove dunque hai quest'acqua viva?...Gesù rispose: "Chiunque beve di questa acqua del pozzo avrà ancora sete, ma chi beve dell'acqua che io gli darò non avrà più sete; anzi l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna". E la riposta generosa della donna è "Signore, dammi di quest'acqua perché non abbia più sete, e non continui a venire ad attingere di quest'acqua" (Gv. 4,5-42). E' giusto sottolineare alcuni aspetti che colpiscono ed aprano veramente occhi e cuore sul modo con cui Dio si avvicina all'uomo: ossia a ciascuno di noi. Anzitutto l'incontro. Pare quasi casuale, normale, che Gesù si faccia trovare a mezzogiorno presso un pozzo, che può offrire solo acqua ed a cui tutti vanno per spegnere la sete. Acqua da pozzo. Ha tutta l'aria della normalità che quella donna vada a mezzogiorno ad attingere acqua allo stesso pozzo. E così Gesù, il Cristo, Colui che davvero poteva guardare nel fondo degli occhi il vuoto dell'anima di chiunque e riempirlo di amore, si trova di fronte ad una donna diremmo noi, casualmente. Il discorso va subito alla sostanza, ossia al perché del trovarsi lì: bisogno di acqua. La donna può offrire l'acqua del pozzo, quella che toglie la sete. E Dio solo sa come sia necessaria l'acqua all'uomo. Facile morire assetati: avviene ancora oggi in tante parti del mondo ed è un pericolo che incombe su tanta parte della umanità. Davanti al rifiuto, Gesù scopre le sue carte e subito fa generosa offerta, inaspettata offerta dell'acqua di Dio: quell'acqua per la vita del cuore che solo Dio sa dare in maniera traboccante, fino a divenire sorgente per chi ne fosse privo. La donna neppure interroga Gesù di che natura è quest'acqua, che Gesù offre. Chiede che le sia data subito. E inizia così il discorso di una conversione di vita: ossia del passare dal saziarsi di acqua di pozzo, al vivere di sorgente di vita. E la donna alla fine si fa conquistare fino a comunicare alla città della sua scoperta. Riflettiamo bene su questo evento. Noi uomini quasi ci distinguiamo per la grande sete che abbiamo: ma il più delle volte è sete che non fa bene: sete di ricchezza, sete di piaceri, sete di tante cose che sono acqua da cisterne avvelenate. E' sete che ci fa morire. Poche volte sulle nostre labbra o dal nostro cuore esce la preghiera del salmista: "L'anima mia ha sete di te, mio Dio!" E si ha come l'impressione che non ci sia tra noi chi sappia davvero darci quell'acqua viva, quella di cui parla Gesù alla donna. Un'acqua che gli uomini di fede sanno attingere dalla Parola di Dio, dalla preghiera, da una vita vissuta sulla misura della ricerca della santità. Abbiamo bisogno anche noi di trovare sul nostro cammino Gesù, che si fa incontro nei modi più impensati, sempre nella apparente normalità della vita per "dissetarci". E Lui, quando meno lo pensiamo, si fa incontrare. Sono tante le occasioni, credetemi, in cui anche per noi c'è "un pozzo" presso cui è fermo Dio ad attenderci. Perché ci vuole bene e vuole che abbandoniamo i pozzi avvelenati ed accettiamo il suo amore. Sarebbe finalmente l'evento, l'incontro, che ci fa uscire dal nostro camminare a vuoto, come spenti alla vita che invece è davvero una sorgente che zampilla speranza, gioia. Come lo è per tantissimi ancora oggi. Così pregava Follereau: "Il nostro è un tempo di paura o primavera dell'umanità? Signore, aiutaci!...Noi sappiamo che tu ci ami e che a questo amore dobbiamo la vita. Strappaci dall'asfissia dei cuori e dei corpi. Come l'alba diventa aurora e poi giorno, voglia il tuo Amore che i figli di questo tempo nascano nella speranza, crescano nella pace, si estinguano, alla fine, nella luce, per ritrovarti, Signore, Tu che sei la sorgente della Vita". |