Omelia (21-12-2008)
padre Ermes Ronchi
La radice della fede è nella gioia

Tra pochi giorni è Na­tale. E ci sentiamo ancora una volta im­preparati. La liturgia allora ci prende per mano e ci ac­compagna, additando colei che meglio ha vissuto l’attesa di Dio: santa Maria. Con lei come modello, di colpo capiamo che cosa è il Nata­le: non il ricordo di un fatto storico accaduto in quel tempo, ma l’accoglienza di un fatto che avviene ora: l’in­carnazione di un Dio che già germina in me.
Il Vangelo dell’annunciazio­ne comincia con sette nomi propri ( sette è il numero della completezza) di luo­ghi e persone che affollano la pagina di Luca e mostra­no che il venire di Dio coin­volge la totalità della vita. Maria è così importante perché è il punto di incon­tro tra Dio e la materialità della nostra vita.
«L’angelo entrò da lei», nel­la sua casa: un giorno qua­lunque, in un luogo qualunque, un annuncio con­segnato nell’intimità, nella normalità di una casa. È nel­la casa che Dio ti sfiora, ti tocca. Lo fa in un giorno di festa, nel tempo delle lacri­me, quando dici alle perso­ne che ami parole che si so­gnano eterne. È così bello pensare che Dio ti sfiora non solo nelle liturgie solenni delle Cattedrali, o in giorni speciali, ma soprattutto nel­la vita comune! Come nella Messa il sublime confina con una tovaglia, un calice e un pane, così nella casa l’immenso si insinua nelle piccole cose finite di ogni giorno.
La prima parola dell’angelo è ch'ire, gioisci, sii felice; non dice: «fai, alzati, inginocchiati, prega»; solo: «gioisci». Il primo Vangelo è lieta notizia e precede qua­lunque tua risposta. La fede ha radice nella gioia. Il per­ché della gioia è detto con la parola successiva: «piena di grazia», riempita della vita di Dio, sei amata teneramen­te, gratuitamente, per sem­pre. Ecco il nome di Maria: «amata per sempre». Il mio nome.
L’angelo aggiunge: Il Signo­re è con te. In questa mia vi­ta inadeguata il Signore è con me. In questa mia vita distratta e invasa, il Signore è ancora con me. L’angelo fa eco all’antica parola: sono stato con te, dovunque sei andato. Parole di un Dio in­namorato, che nessuna creatura potrà mai dirti, per quanto ti ami; nessuno può affermare: sono stato con te, dovunque, sempre. Nessu­no sarà con me dovunque io andrò. Nessuno è stato con me in tutti i passi che ho compiuto, che ho perduto, che ho ritrovato, Dio solo. E quando Gesù lascerà i suoi, l’ultima parola sarà eco del­la prima: Io sarò con voi tut­ti i giorni, fino al consumar­si del tempo, al compiersi dell’incarnazione.