Omelia (14-12-2008)
padre Ermes Ronchi
Giovanni, testimone della luce

Venne un uomo man­dato da Dio.... per dare testimonianza alla luce.
Ecco cos’è un profeta: testi­mone della luce e non del­l’ombra; annunciatore del bene non dello sfascio o del degrado del mondo; senti­nella del positivo non dei di­fetti o dei peccati che asse­diano ogni epoca e ogni vi­ta; testimone che ogni Ada­mo ha conservato in sé, sot­to la tunica di pelle, una tu­nica di bellezza che il Mes­sia, nei giorni più veri, ri­porterà alla vista e alla gioia di tutti.
Come Giovanni, io voglio te­stimoniare un Dio di luce, un Dio solare e felice, che ha fatto risplendere la vita ( 2 Tm 1,10), ha dato splendo­re e bellezza all’esistenza, ha immesso e continua a se­minare frammenti di sole dentro le vene oscure della storia. Io testimonio non obblighi o divieti, ma il fa­scino della luce; profeta non della legge ma della grazia, non della verità ma della bontà immensa che pene­tra l’universo, di un Dio li­beratore, che va in cerca dei prigionieri per rimetterli nel sole.
Con i miei peccati e le mie ombre, con tutte le cose che sbaglio e non capisco, con la mia fragilità e i miei erro­ri, nonostante tutto, io pos­so essere testimone che «Dio è luce e in lui non vi sono tenebre» ( I Gv 1,5); che il mondo si regge su di un principio di luce, un princi­pio di bene e di bellezza, che è da sempre, più antico, più profondo, più originale del male. C’è una primogenitu­ra della luce, nella Bibbia e nell’uomo: «in principio Dio disse: sia la luce». Il mondo non poggia sul male o sul peccato, non si regge nep­pure su di un moralismo ri­goroso e sterile, ma sulla primogenitura del bene che discende dal cuore di luce di Dio.
Tu, chi sei? Chiedono a Gio­vanni ed egli per tre volte ri­sponde: io non sono. Ma­schere che cadono: io non sono ciò che gli altri credo­no di me, io non sono il mio ruolo e nemmeno il mio peccato. Io sono voce, un Al­tro è la parola; io sono voce, trasparenza di qualcosa che viene da oltre, eco di signi­ficati che sono da prima di me, che saranno dopo di me. Giovanni ha trovato la sua identità, ma in un Altro. Solo Dio svela quello che io sono in profondità: il mio segreto è oltre me. La sua venuta non mortifica ma in­crementa la mia persona. A Natale Dio entra e l’uomo diventa un «nido di sole» ( Turoldo).
Venne un uomo mandato da Dio: ognuno è quest’uo­mo mandato, ognuno voce e sillaba della Parola, testi­mone che Dio c’è, che Dio è luce. E il tuo cuore ti dirà che tu sei fatto per la luce.