Omelia (23-11-2008)
padre Antonio Rungi
O Cristo, nostro amatissimo Re e Signore

O Cristo, nostro amatissimo Re e Signore!

Celebriamo oggi la XXXIV Domenica del Tempo Ordinario, ultima dell’anno liturgico, dedicata alla solennità di Gesù Cristo Re dell’Universo.
La parola di Dio ci immerge nel mistero del Cristo, il principio e il fine di ogni cosa, il centro della nostra vita, del creato e dell’universo intero. La regalità di Cristo che oggi celebriamo è regalità di amore e servizio, di donazione, di misericordia. La preghiera della comunità che oggi è riunita per rendere grazie al Signore per l’anno liturgico, che è tempo di santità e di perfezione nella carità, che si chiude con questa domenica, diventa la nostra preghiera sincera e sentita: "Dio onnipotente ed eterno, che hai voluto rinnovare tutte le cose in Cristo tuo Figlio, Re dell’universo, fa’ che ogni creatura, libera dalla schiavitù del peccato, ti serva e ti lodi senza fine".
Ci introduce alla comprensione della solennità odierna la prima lettura tratta dal libro del profeta Ezechièle, nella quale l’uomo di Dio evidenza la presenza di Dio nella storia del suo popolo: una storia accompagnata con amore, misericordia, provvidenza e bontà. Egli è vero pastore, che cura l’interesse del suo gregge e che va in cerca della pecorella smarrita. Nessuna può rimanere isolata dal suo amore e dal suo sguardo di bontà divina, anzi va in cerca proprio di quella ferita e debole, più bisognosa di attenzione e di ogni cura.
A Gesù Cristo giudice è dedicato il testo del Vangelo di oggi, incentrato sul giudizio universale. Un Giudice che giudica con amore e con comprensione, ma anche secondo regole ben precise che egli stesso ha dettato per la salvezza eterna dei suoi figli. Regola fondamentale è la carità vissuta, attestata e concretizzata in comportamenti ed azioni semplici, come quelli di dare da mangiare, bere, assistere, essere vicino a chi è nel dolore, nella sofferenza, nell’emarginazione.
Da parte sua l’Apostolo Paolo nel brano della prima lettera ai Corinzi ci porta alla sintesi del vero significato della solennità odierna. Egli ci parla della vera regalità di Cristo, che egli esercita nel mistero pasquale di morte e risurrezione. Una regalità che verrà ultimata quando, dopo aver egli superata la barriera della morte corporale, farà superare tale barriera a tutta l’umanità nel giudizio universale. La morte infatti sarà per noi l’ultimo "nemico" da abbattere, mentre ora la pensiamo come un transito verso l’eternità, di cui non bisogna aver assolutamente paura, in quanto Cristo ha vinto la morte.
Possiamo perciò pregare con sincerità e dire a questo nostro amatissimo Re e Signore dell’universo queste semplici, ma sentite parole che partono dal nostro cuore: "O Padre, che hai inaugurato il tuo Regno di amore con la risurrezione di Cristo, rendici operai appassionati e sinceri, affinché la regalità del tuo Figlio venga riconosciuta in ogni angolo della terra. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore".