| Omelia (23-11-2008) |
| don Giovanni Berti |
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Credenti non solo in chiesa... Clicca qui per la vignetta della settimana. Questa pagina del Vangelo ha influenzato moltissimi pittori che, dovendo rappresentare il Giudizio Finale di Dio sulla storia, hanno preso ispirazione dalle parole di Gesù; Gesù Giudice che alla fine dei tempi separa i buoni e i cattivi in due diverse e contrapposte schiere: quelli alla destra del Giudice divino salgono al premio celeste e quelli alla sua sinistra vengono condannati e cacciati nell’Inferno. Basti pensare al famoso Giudizio Finale di Michelangelo nella Cappella Sistina o a quello di Giotto nella cappella degli Scrovegni a Padova. Quello che mi colpisce sempre nei vari dipinti sul Giudizio Finale è che tra le fila di quelli che salgono in Paradiso e quelli che sono cacciati troviamo le stesse categorie di persone. E’ davvero curioso che sia tra i salvati che tra i dannati troviamo papi, re, vescovi e gente comune: non è la carica o la posizione ecclesiale che determina la salvezza ma qualcos’altro di più profondo legato alla fede e alla carità che ognuno ha esercitato o meno nella propria vita. Ma non credo che l’intenzione di Gesù sia di dare un quadro preciso di come sarà il suo Giudizio Finale, un evento che sentiamo comunque lontano. Non credo che oggi molti siano motivati a fare il bene ed ad evitare il male solo perché esiste questa "minaccia" di condanna eterna. Io penso che queste parole di Gesù siano invece un annuncio a vivere adesso in modo pieno e positivo. A me sembra che siano parole che rispondono alla domanda scritta in ogni persona: posso incontrare Dio nella mia vita? Spesso pensiamo che incontrare Dio sia principalmente una questione di un profondo sentimento religioso che forse qualcuno ha, ma che poi non sembra interessare alla maggioranza. Si parla molto di Dio e di religione e si crede che il legame con Dio si risolva in un accumulo di atti religiosi di culto. Se è così, allora davvero chi va più in Chiesa accumula più "punti-Paradiso" di chi ci va poco o non ci va affatto. Non sono qui ovviamente a demolire la buona prassi della preghiera personale e comunitaria attraverso i sacramenti, ma mi interrogo (prima di tutto personalmente) se la relazione con Dio che cerco di mantenere e di far crescere si esaurisca in una dimensione solamente rituale e di sentimento religioso. Ecco allora che le parole di Gesù mi aiutano ancora una volta a rivedere nel profondo la mia fede e la mia continua ricerca di Dio. Clicca qui per lasciare un commento. |