Omelia (23-11-2008)
don Roberto Seregni
Un re davvero speciale!

Un re così non ce lo saremmo mai aspettati! Vero? Anche il brano che la liturgia oggi ci propone, sembra aumentare il nostro (evangelico) smarrimento...
Siamo alla fine dell’anno liturgico passato in compagnia di Matteo, e questa solennità ci obbliga a ritornare su uno di quei temi fondamentali che ha attraversato tutte le nostre riflessioni di quest’anno. La Parola vuole ancora metterci a nudo, scavare nel cuore uno spazio di ascolto dello Spirito, per lasciarsi trasformare da quel Dio meraviglioso e sorprendente rivelato da Gesù di Nazareth.
Smarrimento, dicevo. Sì, proprio così! Chi mai si sarebbe immaginato un re che viene non per essere servito, ma per servire? Che non pretende d’essere riverito, ma che tra l’imbarazzo generale si toglie le vesti e si mette a lavare i piedoni dei suoi discepoli? Chi mai si sarebbe aspettato un re che entra in Gerusalemme non con un cocchio trainato da dodici cavalli bianchi, ma in groppa ad un asinello dato in prestito? Chi mai si avrebbe immaginato un re che per trono si sceglie la Croce? Un re davvero speciale, non vi pare?
Il brano di Vangelo che la liturgia ci propone per questa solennità, ci fa fare un altro passo molto interessante. La regalità di Dio è diversa in tutto, anche nel giudizio. Questo brano di Matteo è chiarissimo: quando il Figlio dell’uomo ritornerà sulla terra non ci chiederà quante candele abbiamo acceso, quante pratiche religiose abbiamo snocciolato o a quanti pellegrinaggi abbiamo partecipato, ma quanto abbiamo amato! Bellissimo!
L’elemento discriminate fra i "benedetti" e i "maledetti" è la forma concretissima dell’amore: ti sei preso cura di chi ti ho messo vicino? E’ commuovente la concretezza di Gesù: dar da bere e da mangiare, visitare, curare, ospitare, vestire... Sono quei gesti dell’amore quotidiano, nascosto e silenzioso, che fanno la differenza!

Come quel piatto di minestra calda portato all’anziano del piano di sopra.
Come quei panni lavati e stirati per il vicino di casa rimasto vedovo.
Come quella visita di ogni sabato alla casa di cura per anziani.
Come quel sorriso fatto per strada o quel posto lasciato libero sul treno.
Come quel sacchetto di spesa consegnato ogni settimana.
Come...

Mi piace proprio questo brano di Vangelo perché è una vera cannonata che può svegliarci dal nostro cristianesimo assonnato, dai nostri spiritualismi vuoti e inconcludenti. Il Signore ci chiama ad una preghiera che cambia il cuore, gli occhi, le mani, e non a forme di finta spiritualità che anestetizzano e assopiscono. Il Signore ci chiama a celebrare quell’Eucaristia che non rimane intrappolata tra le mura delle nostre Chiese, ma che prosegue nelle nostre case, nelle fabbriche, negli uffici, nella scuola.
Coraggio, cari amici! Lasciamoci ancora stupire dalla fantasia d’amore di Dio e liberiamo il nostro cuore da tutte le incrostazioni della pigrizia per lasciarci raggiungere dalla Sua Parola di novità!

Buon fine d’anno liturgico!
Don Roberto


NB. Tra i nuovi "Ritagli dello Spirito" (www.oratoriotirano.wordpress.com) trovate ancora testi di approfondimento su San Paolo e brani per la preghiera e la meditazione personale!