| Omelia (16-11-2008) |
| don Roberto Rossi |
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Quel talento che è la Parola di Dio La parabola raccontata da Gesù è molto bella. Primo: ciascuno di noi deve essere se stesso, non sognare di essere qualcun altro. Secondo: ciascuno di noi ha ri-cevuto da Dio dei doni naturali e di fede. Dobbiamo spenderli bene, farli fruttificare per trasformare il mondo in cui viviamo e meritare così la vita eterna. La parabola ci fa riflettere. Gesù invita sempre all'impegno, non ha mai parlato di riposo o di "andare in pensione", come cristiani.. Per il Vangelo, la vita di un cristiano è una missione. Non solo nel senso di aiutare i missionari e di testimoniare e annunziare Cristo ai lontani. Ma nel senso di impegnarci a fondo per far fruttificare i doni ricevuti da Dio per costruire nel mondo il Regno di Dio, regno di giustizia, di pace, di amore. C'è sempre da fare per tutti coloro che vogliono spendere il proprio tempo e le proprie capacità per Dio e il prossimo. Il fenomeno moderno del «volontariato», che esalta la gratuità, la generosa donazione di noi stessi e del nostro tempo, è uno dei segni più belli di una coscienza nuova che è testimoniata soprattutto dalle giovani generazioni. Anche noi consideriamoci volontari, disponibili a dare a Dio e al prossimo tutto quello che possiamo dare. Ecco l'educazione e il buon esempio da dare ai giovani, che crescono con la mentalità propria del nostro tempo, che privilegia il divertimento, il consumismo, le chiacchiere inutili. Ecco le prospettive per adulti e anziani che possono avere molto tempo libero. Come impiegare il tempo libero? Per un cristiano il tempo libero non esiste, perché se c'è tempo e vita bisogna darsi da fare per il Signore, per il prossimo, per la Chiesa. Non si concepisce un cristiano che non sa come ammazzare il tempo, che regolarmente passa le serate davanti alla televisione, oppure che vive altre cose futili e semmai non trova mai il tempo per un incontro, un'attività, una collaborazione, una presenza. Dov'è il mio impegno di fede, di preghiera, di carità? La vita va concepita come una continua tensione verso la ricerca di Dio nella preghiera, verso il bene e le opere buone. Dobbiamo darci da fare anche quando siamo avanti negli anni; non abbiamo mai dato abbastanza. Quale può essere ancora il significato dei talenti: dopo aver identificato i talenti con le capacità di ciascuno, l'esegesi attuale ha proposto, con sfumature diverse, di vedere nei talenti in primo luogo il Vangelo, la Parola dell'annuncio di Gesù, il valore immenso di quella vita nuova ricevuta attraverso l'annuncio cristiano che introduce gli uomini al servizio di Dio e di Gesù. Il Vangelo è un bene inestimabile, che non va lasciato inerte, ma va fatto fruttare come il dono più prezioso che l'uomo abbia ricevuto; chi non lo vive non rimane solo in una situazione di neutralità, ma perde l'offerta di Dio che lo fa vivere. Non si tratta soltanto delle maggiori o minori capacità affidate ai singoli uomini ma si tratta soprattutto di quel talento, al singolare, che è la parola di Gesù: non per niente viene riservato uno spazio speciale al terzo servo, che nasconde appunto il talento. Questa lettura supera quella puramente morale così diffusa sulla necessità di far buon uso delle proprie capacità, e centra l'attenzione sul mistero del regno che è in atto nella storia e del quale il discepolo è chiamato ad essere partecipe. Ci si può chiedere allora: Che uso ne faccio della Parola di Dio, che ci è data nella Bibbia? Come faccio fruttare la Parola di Dio? Come la porto agli altri, negli ambienti in cui vivo? Come prendo al volo le tante occasioni che costituiscono vere opportunità e sono doni di Dio? Oppure le sciupo? |